Per cominciare

Siamo ignoranti. Tutti, troppo. Là fuori, ogni giorno, gli autori pubblicano in self su Amazon, o con case editrici a pagamento, o magari pure free. E la qualità della narrativa in Italia scende a picco perché nessuno giudica, nessuno sa giudicare e non ci sono barriere in ingresso. Chiunque può vendere al mondo il suo libro, sia esso bello o terribile.

Perché non c’è alcuna cultura di narratologia. Aspiranti scrittori convinti di avere idee geniali si buttano a capofitto su word e sfornano libri privi di alcuna tecnica, privi di regole. Perché la penna è libera e segue il quore, e il talento comanda, e per diventare bravi basta leggere Tolkien, Manzoni, la Rowling, e King. No?

NO!

La narrativa è un’arte. Che cosa la rende arte? Il fatto che è giudicabile secondo criteri precisi, misurabili, chiari. Arte non è prendere un foglio bianco e segnare quattro scarabocchi. L’Oxford Languages ci viene in aiuto.

Arte: Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un’applicazione pratica nel campo dell’operare e part. di una professione o di un mestiere: a. poetica; a. militare; l’a. medica; l’a. del fabbro ferraio; mettersi a un’a, esercitare un’a, intraprendere, fare un determinato mestiere.

Tecniche, metodi, applicazione. E come vedete, si applica anche all’arte poetica. Pensateci: la poesia è una forma di espressione ritenuta piuttosto libera, un modo per presentare la propria intimità al mondo. Come tale, dovrebbe essere sganciata da ogni regola, dovrebbe essere puro flusso interiore. Eppure in ogni periodo storico la poesia ha avuto rigidi canoni. Fin dall’antica Grecia, con il metro giambico, passando poi per l’esametro, per poi atterrare dopo secoli all’endecasillabo e al sonetto. Per essere ritenuta tale, una poesia doveva rispettare il sistema metrico del periodo. Altrimenti erano parole messe in fila a caso.

È esattamente ciò che fanno oggi gli autori in Italia. Sono completamente alla deriva, privi di un metodo e di un sistema che permetta loro di capire come si scrive. Non è una colpa, non lo fanno apposta. Il problema è che in Italia la narratologia, ossia l’insieme di norme e tecniche di scrittura, è ignorato. Non se ne parla mai. Né alle scuole dell’obbligo, né nei percorsi universitari dedicati all’editoria. La narratologia in Italia non esiste, quindi gli scrittori non hanno alcun punto di riferimento. I pochi corsi di scrittura creativa, stra costosi, sono stra inutili. Trovatemene uno, al di fuori dei corsi eccellenti di Marco Carrara e di Livio Gambarini, che abbia un’utilità pratica.

Non ce ne sono. Gli stage di scrittura dei grandi editori parlano di voce interiore, di forza narrativa, di storie potenti e toccanti. Ma nel concreto, che cacchio dicono? Niente. Fuffa.

Nel corso degli anni, questa mancanza di bussole che indicano cosa sia corretto e cosa no ha rafforzato una terribile convinzione: la scrittura è un flusso libero che non necessita di regole. E ora ci troviamo con forum in cui scrittori wannabe si esaltano a vicenda, senza avere alcuna idea di cosa sia la tecnica, senza avere una qualifica per giudicare. Decenni di simili comportamenti hanno causato un danno ben più grave dell’ignoranza. Hanno costruito un muro di resistenza verso tecniche e metodo.

E questa posizione si rafforza ogni volta che si legge un libro pieno di raccontato, di gerundi, di avverbi in -mente. E gli scrittori si convincono che vada bene così.

Ma non va bene così. Al pari di qualsiasi forma d’arte, la scrittura ha regole ben precise. Pensate alla musica. Musica non è battere a caso le dita sul pianoforte. La musica va composta, le note vanno messe in sequenza, in modo da piacere a chi la produce e a chi l’ascolta. La musica è fatta per essere ascoltata e riascoltata. Quante volte una canzone non vi piace al primo ascolto, e dopo diventa sempre più bella? Opera delle muse, o dell’etere, o di Apollo? No, è semplice psicologia. La musica che rispetta le regole piace al cervello umano, che quindi ne vuole sempre di più.

Stesso discorso per i fumetti. Prendete un manga, aprite una tavola a caso. Le vignette, la successione dei dialoghi, l’inquadratura, gli elementi sullo sfondo non sono scelti a caso. Ogni decisione è frutta di un accurato esame. La posizione di ogni elemento ha una ragione precisa. Pensate che confusione, se i dialoghi fossero troppo lunghi per i balloon, o se la voce narrante occupasse metà vignetta. Anche in questo caso, la buona progettazione di un fumetto nasce da regole.

La narrativa va ragionata negli stessi termini.

In questo blog voglio spiegarvi le regole una a una. Perché siamo stanchi di libri autoproclamati “best seller fantasy di amazon”, con magari 20 recensioni con 5 stelle su 5, lasciate tutte da parenti e amici, scritti da chi non ha la minima idea di cosa sia il mostrato, o che non ha idea di come si costruisca l’empatia, o di cosa sia la struttura in tre atti.

Io, personalmente, sono stufa di trovare libri scritti coi piedi. Voglio leggere storie belle. Voglio ambientazioni accurate e solide, non magia con le formule perché sì, perché fa figo. Voglio vedere la storia dal punto di vista del personaggio, non che mi sia raccontata da un narratore onnisciente e indeciso.

Per questo ho cominciato a studiare narratologia. Gli scrittori vanno educati.

Quindi, aspiranti scrittori, facciamo qualcosa. Partiamo dalle basi e, passo passo, arriviamo a capire cosa piace alla mente umana, come far sì che il lettore non si stacchi dal libro, come stimolarlo a proseguire, come creare storie credibili. Come dargli esattamente le informazioni di cui ha bisogno.

Che dite, ce la facciamo?

La buona notizia? Il livello è bassissimo. E ti basta poco per fare la differenza.

Con un buon libro, scritto secondo i corretti principi, tu puoi fare la differenza. E ridare fiducia a tutti quei poveri lettori che, come me, non riescono a trovare narrativa italiana decente.

A presto!

Sara

3 pensieri riguardo “Per cominciare

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