Quando il raccontato fu mostrato

L’articolo della settimana scorsa può aver lasciato dei dubbi. Lo capisco. Per chi ha sempre scritto senza pensare a cosa sta facendo, non è facile saltare da un approccio raccontato a uno mostrato. E non è facile nemmeno afferrare la differenza tra i due concetti.

Insisto nel dire che si tratta di concetti. Non soffermatevi sulla parola mostrato, su show, sul nome tecnico. Il nome tecnico potete anche scordarvelo, l’importante è che afferriate i concetti.

Ripassiamoli: il mostrato è esattamente ciò che vede e vive il personaggio. Dalla sua percezione scaturisce il pensiero.

Marco imboccò il vicolo. Un uomo dalle spalle larghe se ne stava con la schiena appoggiata al muro. L’uomo picchiettò la mazza su pavimento e, snudati i denti in una smorfia, lanciò un grugnito.
Marco fece un passo indietro. Meglio cambiare strada.

Cos’è successo? Marco ha visto il tipo inquietante, ha pensato che fosse pericoloso e ha deciso di cambiare strada.

Un approccio raccontato sarebbe stato così:

Marco imboccò il vicolo, ma decise di lasciar perdere perché c’era un uomo inquietante che gli faceva paura e che sembrava pericoloso.

Vedete la differenza? Nel primo caso, ci viene mostrato che cosa vede Marco. Da qui segue un pensiero coerente sul fatto che sia meglio cambiare strada perché, implicitamente, il tizio è inquietante. Non serve fargli pensare è inquietante e pericoloso. Con una descrizione del genere, e con il passo indietro di Marco, il lettore capisce da sé che Marco non ha il coraggio di percorrere quel vicolo.

Nel secondo caso ci viene raccontato che l’uomo è inquietante, che gli faceva paura e che sembrava pericoloso. L’autore ci dice che cosa dobbiamo pensare della situazione. Lo fa con un riassunto.

Ecco un altro modo per scoprire se scrivere col raccontato o col mostrato: se il vostro testo è pieno di riassunti, allora è raccontato. Ricorda che termini come inquietante, sembrava, gli faceva paura, sono riassunti, sono giudizi che arrivano dal narratore-autore. Se vuoi inserirli, fai capire che si tratta di giudizi del personaggio punto di vista e non di un’intrusione del narratore invadente.

Non va scritto il riassuntino raccontato. Vanno mostrati i dettagli che scatenano la percezione che sia inquietante.

In generale, ogni cosa che scrivi deve seguire questo ordine:
dettagli e percezione → deduzione o pensiero.

Non può esistere una considerazione o pensiero che arrivi prima della percezione che la scatena. Altrimenti cadiamo, oltre che nel raccontato, anche nel narratore onnisciente e nella preveggenza.

Marco imboccò il vicolo, ma decise di lasciar perdere perché c’era un uomo inquietante che gli faceva paura e che sembrava pericoloso.

È un esempio di come non scrivere: il pensiero, il decise, arriva prima di ciò che lo scatena, ossia l’uomo inquietante.

Perché fare tutta questa fatica e controllare l’ordine con cui presentiamo le informazioni? Il senso è lo stesso.

Sì, MA…

Piccola anticipazione, ci torneremo nei prossimi articoli

La preveggenza e il narratore onnisciente spingono il lettore fuori dal testo. Urlano “ehi guarda, è solo una storia, e io te la sto raccontando”. Si tratta di un approccio superato. Oggi, con la narrativa immersiva, il narratore scompare nel testo. Il testo è narrato, filtrato, dal punto di vista del protagonista. Questo permette un’immedesimazione massima, perché a tutti gli effetti viviamo la vicenda da dentro il personaggio.

Non usiamo la telecamera, come nelle serie tv, ma gli occhi e la mente del personaggio punto di vista. Attenzione, non è un discorso di prima o terza persona. È questione di ordine di dettagli e pensieri presenti nel testo.

Come avrai capito, mentre il mostrato è una versione ricca ed estesa, il raccontato suona invece come un riassunto. Se stai ragionando, dovrebbe esserti sorto un dubbio: “Ma se scrivo in mostrato, un testo di 200 pagine diventa di 800?”

Sì, è vero. Per questo bisogna selezionare con cura quali dettagli usare.

Altra anticipazione: i dettagli notati devono essere coerenti con il personaggio. Quali dettagli mostro, se il mio personaggio cammina in centro città?

Se è un personaggio che soffre di ansia sociale, farà attenzione agli sguardi dei passanti. Si preoccuperà delle risatine e si domanderà se ridono di lui.

Un cacciatore si concentra sui piccioni allineati sul filo dell’elettricità, che pende verso il basso, e pensa a quanto sono ciccioni rispetto agli uccellini che di solito lui caccia nei boschi.

Un pendolare che sta per perdere l’ultimo treno presta attenzione agli orologi, alle campane che scoccano cinque rintocchi, a qual è il marciapiede meno affollato da percorrere di corsa.

Se conosci il tuo personaggio punto di vista, conosci anche i dettagli che noterà.

È indubbio che un approccio raccontato sia più facile e immediato.

E allo stesso modo è indubbio che sia meno forte e convincente. Anche in questo caso, lo scorso articolo potrebbe averti lasciato dubbioso.

Per dimostrare che il mostrato è superiore, porto l’esempio dei greci e della nascita del teatro.

In origine c’erano i riti della semina e del raccolto. Avevano scopo propiziatorio, servivano a ingraziarsi gli dei dei campi e a invocare la fertilità. Tutto nasce da riti religiosi. Nell’antichità, la storia di un chicco che si schiude fino a divenire pianta è la storia di una religione.

I momenti di ingraziamento del dio erano circondati da momenti di festa. Prima di andare nei campi, dove si sarebbe tenuto il rito, si cantava e si ballava. E lo stesso si faceva dopo, quando si tornava in città.

Col tempo, il rito perse d’importanza in favore della festa. Se hai fatto il classico l’avrai già capito. Parliamo del ditirambo, la festa in onore di Dioniso che serviva a ingrossare le messi.

All’inizio erano canti e balli collettivi, ma piano piano la folla si divise tra chi era più bravo, e quindi partecipava allo spettacolo, e chi invece faceva da spettatore.

Ecco una prima evoluzione: si formano il pubblico e il palco.

Poi dal coro si stacca una persona, di solito il capo coro, e comincia a porre domande al coro o al pubblico. Insomma, comincia a dialogare.

Che cosa succede? È la nascita della messa in scena. Del teatro. Un abbozzo di mostrato.

Non si ha più un gruppo di cantori che racconta la vicenda, ma la vicenda comincia a essere vissuta dal personaggio-attore.

Si comincia a impersonificare.

È importante che comprendi questo passaggio: i greci, nel VII secolo A.C., hanno capito che la narrazione mostrata, messa in scena, è più accattivante, interessante e convincente del racconto.

Da qui, l’evoluzione è inarrestabile.

Il teatro dilaga, i greci impazziscono per le messe in scena. Nessuno vuole più stare a sentire le leggende raccontate. Tutti vanno a teatro per vederle messe in scena, nonostante sappiano già come vanno a finire.

Pisistrato bandì delle gare di tragedie e commedie, gli agoni drammatici. Gli agoni drammatici proseguivano per otto giorni e per mettere in scena la propria opera si doveva vincere un concorso. Visto quanto successo ha avuto questo approccio al teatro, con uno stile mostrato, con la messa in scena?

Era più o meno come un moderno festival del cinema.

I migliori a superare il concorso ricevevano il supporto del coro. Il coro, molto professionale, non andava alla prima opera che capitava. Il corego, vero e proprio antenato degli odierni produttori, decideva a chi assegnare il coro. È una dinamica che ricorda da vicino il finanziamento delle moderne produzioni cinematografiche.

C’era selezione. C’era attenzione alla qualità perché la gente chiedeva qualità.

Visto come si è evoluto il teatro? La messa in scena ha letteralmente conquistato gli antichi greci. Il mostrato è esploso, ha travolto un’intera società, tanto che nell’Atene del VI secolo A.C. circolavano più di mille opere. Lo sappiamo perché, anche se sono quasi tutte andate perdute, ci sono arrivati gli annali dei vincitori. Utile, eh?

Il successo del teatro e della recitazione è pazzesco. E tutto perché i greci passarono dal cantare i poemi, dal raccontare la morale, al mettere tutto in scena.

Al mostrare. E il teatro continuò a svilupparsi in questa direzione.

Eschilo non usava più un attore, ma due: il protagonista, che interpretava sempre un solo personaggio, e il deuteragonista, che interpretava i diversi personaggi che di volta in volta entravano in scena.

Cambiò anche la funzione del coro. Nell’Orestea, per esempio, si trova scritto “il coro geme”. Il coro passò quindi da una funzione canora e celebrativa, a diventare esso stesso un personaggio. In un momento era una massa di cittadini che assisteva alla scena. In un altro momento era un gruppo di donne che bisbigliava alle spalle del protagonista.

Il coro si comportava come una moltitudine. Recitava.

Un altro passo in avanti, e Sofocle usò tre attori. Più varietà, più immedesimazione. Nell’Edipo, il coro recitava la parte dei vecchi tebani che fanno la parte della folla.

E con l’Edipo chiudiamo l’argomento relativo alla superiorità del mostrato. Analizziamolo dal punto di vista del tema, ossia il senso generale dell’opera, e dimostriamo che anche in questo caso una vicenda mostrata è più efficace di una raccontata.

L’Edipo comunica che è impossibile sottrarsi al proprio destino. Non si sfugge all’oracolo, non si scappa da ciò che è deciso dagli dei. Ecco il senso.

Pensaci: i greci avrebbero potuto raccontarsi esattamente questo. Non si scappa dall’oracolo; Il volere degli dei è indiscutibile; Il destino è scritto. Potevano semplicemente fare la morale. E raccontarla.

Invece no, la mettono in scena. Come? Tramite la storia di Edipo, che finisce per uccidere il padre e provocare la morte della madre, proprio come predetto dall’oracolo.

La vicenda mostrata e messa in scena ha un impatto ben maggiore delle tre formulette di prima. La morale è rafforzata, il messaggio arriva chiaro perché la vicenda è mostrata.

È un caso singolo che diventa regola generale.

La superiorità del mostrato è netta su più livelli. Sia nell’ambito della tecnica di scrittura, dove permette di mostrare i dettagli, sia nell’ambito del senso della storia, dove permette di mettere in scena una vicenda ed elevarla a storia di carattere generale.

Permette di convincere e persuadere, dare immagini chiare, immergere il lettore nella vicenda.

Spero che il discorso, ora, sia più chiaro.

La prossima volta vedremo altri esempi e ci inoltreremo nel punto di vista, altra questione che fa cascare dal pero più di un aspirante scrittore.

A presto!

Sara

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