Il filtro del personaggio: abitudine e attenzione

Uno dei più gravi problemi nell’uso del narratore esterno era: chi sceglie i dettagli mostrati nella storia? Non vogliamo che sia l’autore. L’autore deve essere implicito, deve scomparire nella storia. La risposta, con il filtro del personaggio, diventa: il personaggio punto di vista. Gli eventi sono filtrati dalla sua percezione.

“Ma lo faccio già” mi dirai. “La storia è già vista dagli occhi dei personaggi”.

Bravo, ti sei già accorto di un problema che affligge la quasi totalità degli scrittori dilettanti improvvisati.

Ma “vista” e “filtrata” sono termini diversi.

Una storia vista tramite gli occhi del punto di vista è una mera narrazione imparziale degli eventi vissuti dal punto di vista. È una telecamera che segue la vicenda dalla spalla del protagonista, ed è una soluzione usata in moltissimi libri in terza persona.

Una storia filtrata invece è riportata come il punto di vista la vive. È carica di significati emotivi e di dettagli che hanno senso solo per il punto di vista.

E come si scrive una storia “filtrata”?

Innanzitutto scegliendo i dettagli giusti. Non dettagli a caso posizionati lì dall’autore, ma dettagli che abbiano un significato per il personaggio. 

Ci approcciamo al personaggio come se fosse una persona in carne e ossa, un individuo vero. Come tale, la sua mente funziona esattamente come quella di un essere umano qualsiasi. Come la mia, come la tua. Cerchiamo di capire, in base al nostro vissuto quotidiano, quali sono i dettagli a cui una persona farebbe attenzione.

Quando cammini per la tua casa, non noti la posizione delle scale e delle porte perché la conosci già. Allo stesso modo, se entri e vai diretto in cucina, non fai caso al solito mobile all’ingresso perché:

  • non ti interessa
  • ci sei abituato

Interesse e abitudine sono le due coordinate generali in base alle quali puoi orientarti nella scelta dei dettagli. Innanzitutto, possiamo stabilire che:

Vanno esclusi i dettagli a cui il personaggio non è interessato e ai quali è abituato, e che non ha motivo di notare.

Vediamo nel dettaglio le due coordinate.

Abitudine

Quando siamo abituati a qualcosa, quella cosa diventa invisibile. È un trucco usato dalla mente per farci sprecare meno energia possibile. Se una cosa diviene scontata, la mente smette di “vederla” e rivolge la sua attenzione su altri stimoli, perché non ha senso continuare a ri-registrare quella cosa ogni volta che la si vede. Il cervello consuma risorse quando registra cose nuove. Lo stesso meccanismo funziona anche con le persone. Per la nostra mente è fondamentale categorizzare subito chi abbiamo davanti. In base al nostro database di conoscenze ed esperienze (Maria Konnikova la chiamerebbe “soffitta della mente”) la mente costruisce un ritratto della persona appena incontrata. Pesca da nozioni pregresse, ne disegna a grandi linee le caratteristiche, e la colloca in una categoria.

È la cosiddetta prima impressione. S’innesca un nuovo circuito neurale che riporta la nostra visione di quella persona. E questo circuito neurale è anche molto difficile da rimaneggiare… per esempio, se hai incontrato una ragazza con una ciocca azzurra, e per te le persone con ciocche azzurre sono dei nerd/falliti/gente che si concia come personaggi dei cartoni animati, allora il tuo cervello etichetterà quella ragazza in questa categoria. Sarà dura poi cambiare opinione, e sarà un’impresa cominciare a vedere quella ragazza come quello che è, ovvero una brava contabile con la passione per le ciocche colorate. La prima impressione è la più importante ed è difficile da cancellare. Perché? Perché il cervello ha fatto fatica a costruirla e non vuole spendere altre risorse per cambiarla.

Oh, il tuo cervello è una macchina meravigliosa, pensa che è pure in una perenne modalità di risparmio energetico. Sei infatti bombardato da milioni di stimoli in ogni istante, ma solo qualche decina di migliaia arriva al tuo ippocampo, e pochissimi alla tua coscienza. Perché? Perché se arrivassero tutti gli stimoli, uditivi, olfattivi, visivi, tattili, di gusto, il cervello non avrebbe tempo di fare nient’altro e passerebbe la totalità del tempo, il tuo tempo, ad analizzarli.

Interessante, vero?

La tecnica della scrittura passa anche per la psicologia cognitiva. Dove possibile inserirò quanto ritengo utile.

Per ora, la psicologia ci dimostra perché il personaggio non noterebbe dettagli a cui è abituato. Tali dettagli non andrebbero mai inseriti in maniera statica nella storia. Attenzione, ho detto statica.

Questo significa che c’è sempre un modo per inserirli: basta usare il dinamismo. Quando rientri in casa e sei diretto in cucina, non noti il mobiletto all’ingresso. Ma se ci sbatti il mignolo lo noti eccome! Il segreto per inserire dettagli a cui il personaggio è abituato è quindi l’interazione: li facciamo interagire in maniera dinamica con il personaggio.

Torneremo su questo tema con esempi nei prossimi articoli, per ora concentriamoci sulla teoria.

Una buona base di teoria è fondamentale per capire il perché delle regole. Se ti fornissi subito delle regole fa’ così, fa’ colà, le dimenticheresti dopo due giorni. O peggio, non le rispetteresti perché le giudicheresti come delle mie opinioni. Ma qui non si tratta di opinioni, si tratta di scrivere in modo coerente con la mente umana. Cosa che al momento, in Italia, non fa quasi nessuno. Ecco perché vorrei fornirti un approccio più tecnico alla scrittura. Capite le regole, capiti i principi, avresti anche gli strumenti per auto valutarti e per valutare altri autori intorno a te.

Interesse

L’interesse è il motore del filtro del personaggio. Determina quali dettagli sono inseriti nel testo. Per esempio, immagina di essere affamato, e di camminare alla svelta per raggiungere al più presto il ristorante. Lungo il tragitto, a cosa farai attenzione? Al profumino di grigliata che proviene da un terrazzo, o all’odore di benzina scaricato da un motorino scureggione?

Probabilmente al profumo di grigliata. Il tuo cervello, in modalità “cercare cibo”, recepisce solo il profumo della carne. Riceve entrambi gli stimoli sensoriali, ma tu ti rendi conto solo di uno. E questo dipende dalla tua disposizione in quel momento. L’obiettivo era mangiare, e il tuo cervello nota i dettagli coerenti con “mangiare”.

E in un romanzo?

La parafrasi di quanto detto qui sopra è:

Nella storia compaiono solo i dettagli a cui il personaggio è interessato. Sono cioè funzionali ai suoi obiettivi consci o inconsci.

Proseguiamo con un altro esempio:

Il personaggio, un detective, sta esaminando la scalinata di una casa dove è stato ritrovato un cadavere. Di norma nessuno conterebbe mai i gradini di una casa. È un dettaglio a cui chiunque passerebbe sopra, in altre circostanze. Hai mai contato i gradini di casa tua? Se ti chiedessi di dirmi quanti sono, sapresti rispondermi? Probabilmente no, perché è un’informazione inutile. E il tuo cervello non immagazzina informazioni inutili.

Ma poiché il detective sta ricostruendo la dinamica dell’omicidio, e vuole capire per quanti gradini è scivolata la vittima, deve contarli. Ecco quindi che il dettaglio “numero di gradini” diviene interessante. Perché? Perché gli serve per ricostruire l’evento (micro obiettivo) per risolvere il caso (macro obiettivo).

Un altro esempio:

Il personaggio è in ritardo e rischia di perdere il bus. Le campane suonano sette rintocchi. Lui di solito le ignora, ma in questo caso ci presta attenzione perché confermano il suo ritardo.

Questo esempio è più simile a quello della grigliata, si tratta cioè di stimoli recepiti in maniera inconscia in base alle necessità del momento. Il cervello recepisce gli stimoli solo se è già predisposto a riceverli.

Abbastanza incasinato? Ora non sai più cosa inserire nel testo e cosa no?

Un buon punto di partenza per capire come usare il filtro del personaggio è mettersi in testa che il protagonista è umano e ragiona come un umano… a meno che non scrivi di gattini. Se i tuoi protagonisti sono gattini, diventerai un autore miliardario senza seguire questo blog perché i gattini piacciono a tutti.

Se invece il protagonista è umano, la sua mente funziona come quella di tutti gli umani. No, non come quella di un personaggio di un libro. Come una per-so-na. Per questo ribadisco che la psicologia cognitiva è fondamentale per creare un buon personaggio e usare al meglio il punto di vista.

Nella tua vita, presti attenzione a ogni singolo evento che ti circonda? No. Perché tante cose non attirano la tua attenzione e sono invisibili per la tua mente.

Lo stesso funziona per il personaggio.

È un po’ come quando cammini per la solita strada. Non farai mai fatto caso alla posizione dei tombini fino a quando la strada non finirà sott’acqua a causa di una pioggia intensa e vedrai dei mulinelli in corrispondenza dei tombini. E vorrai evitarli perché lì l’acqua è più alta. Il tuo interesse ricade sui tombini perché vuoi evitarli per non bagnarti (obiettivo).

L’interesse si può estendere a qualsiasi cosa attiri l’attenzione del personaggio. Un buon espediente è mostrare dettagli diversi rispetto al solito. Un dettaglio va mostrato quando è controcorrente rispetto a ciò a cui il personaggio è abituato, così come la tua mente si accorge di certe cose quando finiscono fuori posto.

Parola d’ordine: attenzione. È l’attenzione che guida il testo.

Il personaggio pone l’attenzione su un’auto solo perché ha un colore diverso da tutte le altre. Oppure può ignorare le cento auto nel parcheggio e soffermarsi sull’unica carrozza parcheggiata all’ombra, perché una carrozza è ben più particolare dell’auto.

Con la stessa logica, non puoi descrivere la casa del protagonista come se ci entrasse per la prima volta. E neanche la sua camera, o la sua scuola, se ci è abituato e le conosce a memoria.

Come già accennato prima, c’è un modo per inserire tutti questi dettagli privi di significato nella storia: basta inserirli in maniera dinamica.

Nel prossimo articolo ti fornirò degli esempi per mostrare in maniera intelligente abitudini, dettagli e luoghi a cui il personaggio punto di vista è abituato.

Alla prossima!

Sara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: