Inserire dettagli in maniera dinamica: i luoghi

Come gestire ambienti e spazi a cui il protagonista è già abituato?

Come promesso, in questo articolo vedremo esempi per gestire il flusso dei dettagli quando si tratta di ambienti, luoghi, spazi a cui il protagonista è abituato. Come abbiamo già detto, nel corso di una descrizione statica non vogliamo far apparire nel testo dettagli che non hanno motivo di essere inseriti, ovvero:

  • a cui il punto di vista è abituato
  • che non attirano la sua attenzione

Prendiamo questo esempio: Marco ritorna in camera dopo una mattinata a scuola. Conosce già la sua camera, dato che ci passa almeno 15 ore al giorno.

Marco entrò nella sua camera. Sul comò c’erano le solite statuette di Hatsune Miku. Il letto era coperto da un lenzuolo a scacchi verdi e rossi, su cui era appoggiata la camicia che aveva scartato quella mattina. L’armadio di legno scuro arrivava fino alle travi del soffitto.

Riesci a notare l’errore?

Se Marco è il punto di vista, e conosce la sua camera a menadito, non abbiamo motivo di inserire i dettagli del mobilio come se li vedesse per la prima volta. Un modo di narrare simile viene detto “telecamera sulla spalla del personaggio”. Il lettore è un fantasmino che segue il personaggio, è uno spettatore che assiste alla scena.

NON è il personaggio. Quindi NON è narrativa immersiva e non rispetta il canone stabilito da Booth per tenere il lettore incollato al testo. Questo non vuol dire che la camera non possa essere descritta. Basta utilizzare il criterio dell’attenzione, ovvero dare a Marco un motivo per notare tutte quelle cose.

Marco spalancò la porta e si precipitò in camera. La figure di Hatsune Miku, sul comò, era in pezzi, una gambetta rosea era in bilico sul bordo.
Marco si portò le mani alla testa. Oh, no!
Contro il legno scuro dell’armadio era appoggiato un dischetto bianco. Il piedistallo era rotolato fino a lì. Marco si chinò per prenderlo. Dov’era il resto della figure?
Il letto frusciò. Un grumo si mosse sotto alle coperte e scosse la camicia abbandonata lì dal mattino. Marco afferrò le lenzuola e scoperchiò il letto. Gustavo, che lo fissava con pupille nere dilatate, gonfiò la coda, soffiò e scappò. Al suo posto rimase la testa di Hatsune Miku, coi capelli azzurri bucherellati. Il gatto l’aveva rosicchiata.

Ecco compiuta la descrizione della camera in narrativa immersiva. Come vedi, la descrizione statica, simile a un elenco di “il letto è così, l’armadio colà”, è stata sostituita da una descrizione dinamica. Il lettore vede la camera in azione, perché Marco ha motivo di interagire con ciascuno degli elementi riportati. I particolari insignificanti possono essere trascurati. Per esempio, a che ci serve sapere che il lenzuolo è a scacchi verdi e rossi? Se per la trama non ha alcuna utilità, possiamo fare a meno di dare un’informazione del genere.

Prendiamo in particolare la figure di Miku. Per chi non lo sapesse, è questa tipa qui:

Prima di tutto, Marco nota la figure di Miku fuori posto. Se la figure di Miku fosse stata intatta, non ci avrebbe fatto caso per via della regola dell’abitudine. O magari avrebbe pensato “Ciao, Miku, come al solito solo tu mi capisci”.
Per fargli notare la figure, l’abbiamo spezzata. Ovvero l’abbiamo resa diversa da ciò che Marco è abituato. La mente nota subito un elemento fuori posto.

Uno degli espedienti per descrivere un ambiente, quindi, è usare il fuori posto. La regola vale anche se il personaggio era convinto di aver messo via il bicchiere, e invece al ritorno lo ritrova sul tavolo. Oppure lo strofinaccio appoggiato alla sedia è caduto a terra. L’importante è che noti qualcosa di diverso rispetto a come lo ricordava.

Un altro espediente è far sì che la figure di Miku sia l’obiettivo della scena. Ovvero Marco è entrato in camera solo per guardarla, o per spostarla, o per pulirla. In tal caso, la sua attenzione è già indirizzata lì.

Per arginare il problema dell’abitudine, usiamo il dettaglio fuori posto oppure facciamo sì che quel dettaglio sia l’obiettivo dell’attenzione.

Vediamo un altro esempio:

Antonio entrò in ufficio. Sul muro c’era la bacheca degli ordini urgenti, la pianta nell’angolo era verde e rigogliosa.

Di nuovo un problema di descrizione statica, oltre che di dettagli a cui il punto di vista è già abituato. Come risolviamo?

Antonio entrò in ufficio. La pianta, di solito nell’angolo, era stata spostata davanti alla bacheca degli ordini urgenti.

Abbiamo risolto spostando la pianta, e mettendola in una posizione in cui Antonio presterebbe attenzione, dato che non ci è abituato.

Ora prova tu. Si tratta di luoghi a cui il protagonista è abituato. Il suo posto di lavoro, la strada che percorre per andare in palestra, e il mare che sta osservando da tre ore. Usa la fantasia per inserire dettagli fuori posto a cui il punto di vista non è abituato. Cose che la sua mente ha già registrato e non rivedrebbe come elementi nuovi.

  1. Mi affaccio al corridoio, il pavimento è di marmo bianco.
  1. Carlo si affrettò sul marciapiede. La linea bianca della carreggiata costeggiava la strada.
  1. Il mare era una tavola azzurra, calmo come una lastra di vetro.

Pensaci. Ti do qualche suggerimento, ma non sei obbligato a seguirlo.

Nel caso 1. possiamo sfruttare le caratteristiche del marmo. Se appena lavato, è lucido. Se c’è una macchia di qualche tipo, si nota subito. Pensa a qualcosa che ne esalta la lucidità rispetto al solito, o ne deturpa il colore bianco.

Nel caso 2. Carlo non noterebbe mai la linea bianca della carreggiata. Dopotutto, chi la noterebbe? Diamo a Carlo un motivo per notarla.

Nel caso 3. cerca un modo per evitare di dire che il mare è piatto e placido, visto che il protagonista lo sta guardando da ore. Trasmetti l’informazione in modo diverso, dai altri motivi per far notare la tranquillità del mare. In pratica, come dire che il mare è calmo e piatto senza dire che è calmo e piatto?

Darò le soluzioni nel prossimo articolo. Per ora, sforzati di cercarle da te. Esatto, sforzati. Disinserisci il pilota automatico con cui scrivi da sempre, e ragiona su come scrivere in maniera ottimale. Cerca dei motivi per inserire quei dettagli, non essere l’autore invadente che li scrive perché sì.

È un modo di scrivere lontano da quanto ci hanno abituato i libri in libreria, e la quasi totalità delle pubblicazioni non ne fa uso. Questo sistema richiede di pensare, e non è facile pensare, perché “sCriVo per HobbY, non vOgliO che siA fatIcoSo”. Ricorda che il tuo cervello vuole fare meno fatica possibile, e cambiare i suoi schemi il meno possibile. È sempre in modalità risparmio energetico, ricordi? Un cambiamento richiede uno sforzo. L’apprendimento richiede fatica. Perciò è naturale che tu stia incontrando delle resistenze. La prima potrebbe essere “ma che cavolate, a che serve questa roba?” Se pensi così vuol dire che il tuo cervello ragiona come un qualsiasi cervello che non ha voglia di cambiare i suoi schemi e mettersi a fare fatica.

Ed ecco perché siamo sommersi da autori asini che non pongono nessuna domanda su cosa e come scrivono. Per evitare di caderci anche tu, prendi seriamente questi articoli e cerca da solo le soluzioni. Passo dopo passo, la tua scrittura ne gioverà.

A presto!

Sara

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