Il flusso informativo: l’ordine delle informazioni

Alla fine dello scorso articolo spiegavo che, a parità di contenuto, una narrazione che ricalca il funzionamento della mente umana è istintivamente più piacevole, perché il cervello riconosce meccanismi già noti.

Abbiamo applicato questa regola ai luoghi e alle abitudini, ma non basta. Tutto, all’interno del testo, deve fluire nell’ordine migliore. Le informazioni del personaggio punto di vista devono essere elaborate proprio come le elabora un cervello qualsiasi, ossia nell’ordine in cui accadono. L’ordine di ciò che accade nel testo è sequenziale. Non parliamo della struttura, i flash back e i flash forward vanno benissimo, ma di scene e di singole frasi.

È meno complicato di quanto sembra.

Perché deve essere sequenziale, e cosa significa sequenzialità?
Segui questo ragionamento: il personaggio punto di vista è il nostro filtro sulla realtà narrativa. È tramite il personaggio che il lettore percepisce il mondo fittizio della storia. Esatto, percepisce. Non esiste un narratore esterno che si metta in mezzo e racconti questo o quello. Esiste solo la storia vista tramite gli occhi e vissuta tramite le emozioni del personaggio punto di vista.

Ribadisco questi concetti perché è indispensabile che tu li faccia propri, prima di affrontare la scrittura in maniera tecnica. Non è questione di stile, di quore, di voce dello scrittore. Sono regole derivate dalla psicologia cognitiva.

La storia filtrata attraverso il punto di vista arriva nello stesso ordine in cui il punto di vista la vive. Va scritto ciò che percepisce il protagonista, nell’ordine esatto in cui lo percepisce. Vediamo alcuni esempi.

Tiberio era nei guai, ma non sapeva che la situazione sarebbe peggiorata. Le fiamme s’innalzarono tutt’intorno. Tiberio si lanciò contro la finestra e impattò la spalla contro il vetro, che andò in frantumi. Atterrò sul selciato, tra le schegge, e si mise in ginocchio. Si bloccò e spalancò la bocca.
Merda.
Dal cancello avanzavano dei cani d’ombra.

Qui ci sono due errori che ci sbattono fuori dalla finzione narrativa e che sono esempi di raccontato.

Il primo è piuttosto esplicito e se hai seguito bene gli articoli dovresti accorgertene da solo. Ti ricordo che non vogliamo né narratori esterni, né sezioni raccontate. L’hai trovato?

Si tratta di un’intrusione del narratore esplicito che racconta: “Tiberio era nei guai, ma non sapeva che la situazione sarebbe peggiorata.” È una vera e propria previsione data dall’autore, o voce narrante, o chiunque ci stia raccontando la storia. Ci informa che Tiberio non sa cosa cosa sta per accadere. Non è un pensiero di Tiberio.

Facciamo un passo indietro per capire dov’è il problema. Nella buona narrativa, la storia è filtrata dal personaggio punto di vista. Tutto ciò che appare nel testo sono le percezioni, e le conseguenti considerazioni, del personaggio punto di vista, il cui cervello funziona come quello di un normale umano.

Nella vita di tutti i giorni, ti è mai capitato di sentire qualcuno che bussa alla finestra e ti dice “Non sai cosa ti aspetta”?

L’effetto che un’intrusione del narratore esplicito ha nel testo è più o meno questo: una voce narrante, un voice over, che ci informa che sta per succedere qualcosa. È l’antitesi del mostrato, è puro raccontato.

Il secondo errore è più sottile. Potevi accorgerti del primo se hai letto gli articoli sul mostrato e sul narratore esplicito, ma per scovare il secondo devi capire per bene quanto scritto fin qui in questo articolo.

Provo a guidarti, ma impegnati e rifletti.

Fin qui abbiamo parlato di ordine. Il testo narrativo è sequenziale, ovvero ciò che è scritto prima accade prima e ciò che è scritto dopo accade dopo (eccezion fatta per i flash back e forward che sono scene a parte, ma anch’essi al loro interno devono rispettare la sequenzialità).

Lo stesso discorso vale per la percezione. Come funziona la percezione nella vita di ogni giorno? Succede che prima ti cedono le gambe, quindi realizzi di essere debole. Succede che prima vedi una scolopendra, e poi ti spaventi. Succede che prima senti uno sparo, e solo dopo salti sulla sedia.

Tutto è sequenziale.

Soffermati su questa parte:

Atterrò sul selciato, tra le schegge, e si mise in ginocchio. Si bloccò e spalancò la bocca.
Merda.
Dal cancello avanzavano dei cani d’ombra.

L’ordine, secondo te, è corretto?

Cosa succede in questa parte? Tiberio atterra e si alza. Poi spalanca la bocca, si stupisce, e impreca tra sé. Ma solo dopo sappiamo perché si è stupito: sono arrivati i cani d’ombra.

L’ordine è sbagliato perché la percezione dei cani dovrebbe arrivare prima della sua reazione (spalancare la bocca e imprecare).
Prima Tiberio deve vedere i cani. E dopo si blocca e impreca.

Aggiustiamo così:

Atterrò sul selciato, tra le schegge, e si mise in ginocchio. Dal cancello avanzavano dei cani d’ombra.
Tiberio si bloccò e spalancò la bocca.
Merda.

Segui sempre l’ordine: prima il protagonista vede, sente, percepisce, interagisce con qualcosa, e solo dopo ha una reazione.

Prima arriva lo stimolo, e dopo la considerazione.

Guarda questo esempio:

Matias aveva freddo. Il tremore lo scosse da testa a piedi.

Avere freddo è una considerazione indiretta del protagonista. È come quando dopo mangiato pensi “ho freddo”, solo che essendo l’esempio in terza persona, è tradotto in “aveva freddo”.

Non può essere altrimenti. Se non è una considerazione del protagonista, di chi è? Dell’autore che s’intromette? Ogni formula di questo tipo, in un testo in terza persona, equivale a “ho fame”, “ho sete”, “ho caldo”, “sono debole” in prima.

Ora, appurato che “Matias aveva freddo” è un suo pensiero indiretto, quindi una considerazione, come giudichi l’ordine dell’esempio?

Ricorda che prima arriva la percezione, e dopo la considerazione. Nell’esempio sono invertite.

Il tremore lo scosse da testa a piedi. Matias aveva freddo.

Così è corretto: prima viene scosso da un brivido, e solo dopo realizza di avere freddo.

Lascia perdere l’effetto da cinema in cui prima mostri il protagonista che sgrana gli occhi, e solo dopo fai vedere per cosa si è stupito, giusto per fare il colpo di scena. Non è narrativa immersiva, è una telecamera esterna e ricade in tutti i problemi di coerenza di cui abbiamo parlato qui:
https://tecnonarrativa.wordpress.com/2021/06/24/narratore-onnisciente-perche-no/

Lasciamo la telecamera al cinema e vediamo di sfruttare al meglio gli strumenti che ci dà la narrativa.

Ogni considerazione su un avvenimento, su uno stato d’animo, su una sensazione, arriva solo dopo aver mostrato le cose che lo provocano. Perché la mente funziona così. Non esiste che siamo consapevoli di qualcosa senza prima aver ricevuto lo stimolo che la scatena. Non esiste che pensiamo “che caldo” se prima non sentiamo la schiena avvampare. Non esiste che siamo terrorizzati se prima non sentiamo le gambe dure, il cuore che martella nelle tempie, o rimbalza contro lo sterno, o le mani attraversate da formicolii.

Quindi prima arriva la percezione, poi la considerazione.

Infine, notiamo che i vantaggi di questa tecnica si traducono in un maggiore coinvolgimento.

Come abbiamo spiegato qualche articolo fa, dire “Marco aveva paura” ha tutt’altro effetto che dire “Le mani formicolavano. Marco inghiottì a vuoto, il cuore rimbalzava contro lo sterno”.

Visto che anche questo va a sostegno del mostrato?

Sara

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