Il flusso informativo: l’attenzione

Per la buona narrativa l’ordine è importante, l’abbiamo visto nell’articolo scorso. Ogni cosa deve essere presentata nella sequenza in cui il personaggio punto di vista la registra, la percepisce. In altre parole, il flusso informativo segue l’attenzione del personaggio punto di vista.

L’attenzione non è casuale. Segue un percorso preciso.

Tradotto in volgare: non si salta di palo in frasca.

Nella tua testa, il libro è chiaro, la storia è bellissima, l’ambientazione è perfetta. Ma solo nella tua testa. Il lettore sa solo ed esattamente ciò che legge. Per quanto fantastiche siano le tue idee, se non sono trasmesse nell’ordine migliore creeranno un danno alla storia. Per esprimere il tuo libro al massimo del potenziale, c’è bisogno di tenerne conto.

L’ordine delle informazioni è quello che il lettore sa del testo. Il tuo mondo narrativo, la sua coerenza e la sua credibilità, sono vincolate a quanto sei bravo a veicolare le informazioni.
Ci agganciamo all’articolo scorso: il testo è sequenziale. Un pensiero non scaturisce a caso, ma deriva da un collegamento, anche inconscio, che avviene nella mente del personaggio punto di vista.

L’attenzione del punto di vista cade su quel preciso pensiero perché è guidata da qualcosa.

Ricordi cosa si diceva qualche tempo fa? Ogni istante siamo bombardati da milioni di stimoli, ma ci accorgiamo solo di pochissimi di essi. Allo stesso modo, in ogni istante il nostro cervello lavora in ogni direzione: abbiamo in continuazione pensieri che sfrecciano dietro le quinte della nostra coscienza, ma non ce ne rendiamo conto. A meno che non accada qualcosa che ci fa tornare in mente un certo pensiero, o un ricordo.

Per chiarire, vediamo un po’ di esempi:

Tonino allungò il passo per scavalcare il tombino. Si scansò per evitare un velocipede di passaggio e schivò un uomo in cappotto che girava col giornale davanti alla faccia.
Si infilò le mani in tasca. Chissà se la gilda mi riammetterà.

Abbiamo una sequenza di azioni che si conclude con un pensiero: chissà se la gilda mi riammetterà.

Farai fatica a considerarlo un errore, perché tanti, tanti, tanti testi presentano questo problema. È il classico schema per iniziare una scena o un capitolo. Mostri il personaggio che cammina, giusto per presentare il contesto, e poi via col pensiero per far capire qual è l’obiettivo, o la preoccupazione del protagonista.

L’approccio va bene, è buona cosa trasmettere al lettore quanto prima l’obiettivo della scena, in quanto è la motivazione che genera la curiosità che induce a leggere. Quel che non va bene, è che quel pensiero è scaturito a caso.

Inserire pensieri non connessi a quanto sta succedendo crea confusione, e spezza con la parte immediatamente precedente. In altre parole, ci fa sentire fuori dal personaggio. Siamo fuori dal testo, non seguiamo l’attenzione del punto di vista. Perché quel pensiero scaturisce in quel momento? Cosa lo provoca? Perché viene inserito così? Non è naturale. Suona come intervento dell’autore che deve per forza far capire qualcosa al lettore.

Risolvere è semplicissimo.

Tonino allungò il passo per scavalcare il tombino. Si scansò per evitare un velocipede di passaggio e schivò un uomo in cappotto che girava col giornale davanti alla faccia. Il titolo in prima pagina parlava della gilda.
Tonino infilò le mani in tasca. Chissà se mi riammetteranno.

Oppure:

Tonino allungò il passo per scavalcare il tombino. Si scansò per evitare un velocipede di passaggio e schivò un uomo in cappotto che girava col giornale davanti alla faccia. Due signore venivano avanti occupando l’intera carreggiata. Per evitarle, Tonino si appiattì contro il muro. Alla colonna era appeso un manifesto di reclutamento di minatori.
Tonino infilò le mani in tasca. Se non mi riammetteranno alla gilda, finirò in qualche buco a estrarre carbone. 

O ancora:

Tonino allungò il passo per scavalcare il tombino. Si scansò per evitare un velocipede di passaggio e schivò un uomo in cappotto che girava col giornale davanti alla faccia. Più avanti, un’impalcatura saliva attorno a un palazzo, occupando metà carreggiata.
«Una cazzuola!» Un muratore si sporse dal terzo piano. «Neanche una cazzuola sapete passarmi?!»
Tonino infilò le mani in tasca. Se non mi riammetteranno alla gilda, finirò come questi. 

Come nel caso dei dettagli e delle abitudini, vogliamo cercare un modo per far arrivare a Tonino quel pensiero. Perché Tonino torna a pensare alla gilda? Perché nota qualcosa che gli scatena quel pensiero: il manifesto, i muratori, la notizia sul giornale.
Tonino deve avere un motivo per pensare alla gilda.
La tua abilità, come autore di narrativa, è quella di guidare l’attenzione del personaggio punto di vista in modo che veicoli le informazioni più utili al lettore. Sempre facendo attenzione che qualsiasi pensiero, qualsiasi ricordo, qualsiasi considerazione, sia provocata da qualcosa di immediatamente precedente. Non può venire dal nulla.

Perché insisto tanto sulla sequenzialità e sulla correlazione delle informazioni?

Se da una parte un corretto flusso informativo porta a pensieri coerenti, dall’altra parte un cattivo flusso informativo porta a collegamenti fuorvianti. Vediamo ora i pericoli di non considerare il flusso informativo, e non fare attenzione a ciò che il lettore desume dal testo.

Il cervello crea collegamenti in ogni momento, è affamato di senso. Quando ha due informazioni, ha l’assoluto bisogno di metterle in relazione. Ancora peggio, il cervello scambia la correlazione con la causalità.

La magia simpatica funziona così: un fulmine cade sulla quercia e il giorno dopo muore il vecchio del villaggio. Allora il fulmine è un cattivo presagio che anticipa la morte degli anziani.

È così fin dalla preistoria, da quando siamo homini sapiens: la mente deve fare associazioni con le informazioni che ha. Il cervello del lettore fa associazioni con gli elementi che tu, scrittore, gli dai. È una cosa automatica. È la mente irrazionale, è il sistema di pensiero tipico di Watson, che insiste nel mettere in relazione tra loro elementi che non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro, e per questo brancola nel buio fino alle brillanti rilevazioni di Holmes. Watson è uno di noi.
Anche il tuo lettore sarà un Watson.
Devi scrivere in modo da creare collegamenti positivi e coerenti, così che il lettore non possa fraintendere.

Se gli dai le informazioni giuste, farà i collegamenti giusti, e il testo fluirà nell’ordine in cui tu lo vuoi trasmettere.

Se gli dai informazioni sbagliate, farà collegamenti sbagliati.

Vediamo un esempio:

La vecchia Maria sgambetta alla finestra, le mani intrecciate alla schiena. Un fulmine fa tremare i vetri.

L’associazione involontaria è che la vecchia Maria si avvicina alla finestra, e di conseguenza cade un fulmine. Sembra che sia lei a far cadere il fulmine.

La soluzione, in questi casi, è non mettere le frasi una di seguito all’altra. Separale con una battuta, con un pensiero, insomma dividile. Lascia il giusto spazio le due frasi, in modo che il lettore non noti la correlazione.

Se il lettore si ferma a riflettere, e si chiede se Maria è una strega, l’hai perso. A meno che il tuo obiettivo non sia presentare Maria in un certo modo! Se vuoi che Maria dia questa impressione, allora il collegamento va bene.
L’importante è tenere sempre presente che effetto dà una certa sequenza di informazioni. Chiediti sempre, in ogni momento:

  • In questa serie di frasi, che cosa può pensare il lettore?
  • Quali collegamenti può fare?
  • Il flusso informativo è coerente con ciò che il personaggio punto di vista percepisce e pensa? Oppure si salta di palo in frasca?

Sembra tutto molto faticoso. Se non hai mai scritto in maniera consapevole, queste considerazioni ti sembreranno montagne insormontabili. Eppure il flusso informativo è l’unico modo che hai per interfacciarti col lettore. È il tuo linguaggio. È ciò che capisce il lettore. È il punto in cui autore e lettore si incontrano e hanno le stesse informazioni.
Il lettore non conosce il tuo mondo interiore. Non ha la visione della storia che hai tu. Sa solo quello che legge. Sta a te impegnarti per veicolare le informazioni nella maniera più efficiente possibile, seguendo un percorso logico che evochi i collegamenti corretti e disinneschi eventuali fraintendimenti.

Alla prossima!

Sara

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