Il flusso informativo: disallineamento (o gap) informativo

Il lettore sa solo quello che tu gli comunichi nel testo. Essendo il testo filtrato dal personaggio, il lettore sa solo quello che il personaggio sa, vive e nota. Ci addentriamo un po’ di più nella tecnica narrativa: seguimi in questa riflessione.

Quando narri, scegli un momento particolare della sua vita e lo metti sotto ai riflettori.

Prima e dopo la storia narrata c’è altro… in teoria. Il tuo personaggio può essere nato all’inizio della storia, o può essersi svegliato da qualche parte senza alcun ricordo, e quindi non avere un prima. Viceversa, può morire alla fine della storia e quindi non esiste un dopo. Esistono anche storie che coprono l’intera vita del personaggio.

Ora ci concentriamo sul fatto che, prima dell’inizio del testo, il protagonista ha già un passato. Vien da sé che abbia un certo bagaglio di esperienze, modi di fare, legami e idee ben definite. Sta vivendo la sua vita nel tuo mondo fittizio.

La difficoltà arriva quando bisogna far arrivare al lettore informazioni che per il personaggio sono scontate. Attenzione, non parlo di modi per far diventare rilevanti i dettagli e le abitudini, per quelli ci sono già negli articoli: sulle abitudini e sull’attenzione.

Parlo di contesto e di obiettivi.

È prioritario, all’inizio di un testo, trasmettere le migliori informazioni possibili nel minor spazio possibile, al fine di creare un’immagine chiara del protagonista e dell’ambiente in cui si muove. Le prime righe sono fondamentali.

Se il lettore non ha le stesse informazioni del protagonista, si crea un disallineamento, o gap, informativo. In altre parole, al lettore mancano informazioni fondamentali per capire cosa sta facendo il protagonista e perché lo sta facendo. La conseguenza è che il lettore non si sente coinvolto nella vicenda. Peggio, perde l’interesse e non vede motivo per andare avanti. Chi vuole leggere una storia poco interessante? Di sicuro non il lettore, che chiude l’anteprima di amazon e rinuncia all’acquisto.

Vediamo allora di eliminare questo disallineamento, o gap, informativo.

Il problema si concentra soprattutto all’inizio, quando il lettore si ritrova in un mondo che non conosce e con un personaggio di cui non sa quali siano gli obiettivi.

Vediamo nel dettaglio:

Mondo sconosciuto
Il mondo narrativo, o meglio, contesto, che non conosce: l’argomento non riguarda solo un mondo fantasy. Si riferisce anche a posti reali, come una città, un bosco fuori dal paese, la riva di una spiaggia. All’inizio di qualsiasi testo, il lettore si ritrova in un contesto nuovo. Reale o inventato, non fa differenza.
Dopotutto, qual è la differenza tra inventato e reale? Con ogni probabilità sono entrambi contesti che il lettore non conosce. Ambienti il testo a Roma o a Milano? Non è detto che il lettore sappia automaticamente cosa sia Via del Corso, o i Navigli. Non è detto che alla parola San Francisco gli baleni in mente l’immagine del ponte di Brooklyn.
Che tu sia un autore fantasy, thriller, fantascienza, romance, non ha importanza: all’inizio devi creare il contesto per eliminare il disallineamento informativo tra ciò che sa il personaggio e ciò che sa il lettore.
Il personaggio sa benissimo dove sta andando e com’è l’ambiente intorno a lui, ma il lettore no. Mostra dettagli chiari e concreti, preferibilmente visivi, in maniera dinamica, come ho spiegato nei primi articoli. Porta il lettore nel posto in cui il personaggio sta agendo. In questo modo il gap informativo del contesto sarà colmato, e il lettore visualizzerà il posto in cui il personaggio si muove.

Un protagonista di cui non conosce gli obiettivi.
Ed è normale, visto che il lettore alla prima riga ancora non ha idea di chi sia e di cosa voglia fare il protagonista, a meno che non abbia letto la quarta di copertina.
È un gap informativo naturale, come il contesto, ma va colmato al più presto. Sapere qual è la motivazione che spinge il protagonista è fondamentale per creare interesse.
Altrimenti il lettore non capisce perché sta facendo quel che sta facendo.
Ricorda che non vuoi iniziare il testo con l’identikit del personaggio, non puoi scrivere: “Marco aveva vent’anni, era alto un metro e ottanta e aveva smaglianti denti bianchi. Voleva arrivare al più presto alla banca a cui lavorava.” È quanto di più lontano dal mostrato e dall’immersione ci possa essere. Se ancora ti viene in mente di cominciare il testo in questo modo, allora dovresti ripassare gli articoli sul narratore onnisciente e sul mostrare. Sono lì per essere letti e ripassati.

Salvateli, stampateli se vuoi, l’importante è che li prendi sul serio e non come un’opzione. Non si tratta di stile bensì di tecnica. Se non rispetti le basilari regole sul mostrare, sul punto di vista, sul narratore implicito, non è questione di stile. No, sono errori veri e propri, e negarlo ahimè non ti farà migliorare.

Puoi far capire le intenzioni del protagonista tramite i suoi pensieri o le sue azioni. Vediamo un esempio:

Imbraccio il fucile e guardo nel cannocchiale, ma uno stormo di piccioni mi oscura la visuale. Stupide bestie, levatevi.
Nella ventiquattresima, persone piccole come formiche si affrettano sui marciapiedi. Le vetrate di un bar riflettono la luce del tramonto. Accanto c’è un portone intarsiato: Don Targetti uscirà da lì.

Che cosa sta facendo il personaggio?

Dal testo vediamo che è armato e che sta tenendo sotto tiro un portone, presumibilmente per uccidere un bersaglio.

Potrebbe essere un agente della cia incaricato di sorvegliare un terrorista, ma che non ha alcuna intenzione di ammazzarlo lì in bella vista.

Potrebbe essere un assassino mandato a uccidere un politico o un mafioso.

Oppure potrebbe essere un membro di una squadra di mercenari che Don Targetti ha assoldato come guardie del corpo. In questo caso, Targetti non sarebbe il bersaglio ma l’uomo da difendere.

Un incipit del genere apre la strada a diverse ipotesi, ma è sufficiente per abbozzare un contesto: protagonista armato è interessato a Don Targetti. Insomma, sta sorvegliando Don Targetti per qualche motivo.

Subito dopo va chiarito l’obbiettivo. Si deve far capire che cosa sta facendo il protagonista e perché è lì. Mi raccomando, evita una situazione in cui si dichiara “ah ecco, ora gli sparo perché sono un assassino”.

Sarebbe un infodump, ossia uno spiegone. Non vogliamo spiegoni, vogliamo che le informazioni escano in maniera naturale in base a ciò che il protagonista fa e pensa.
Il protagonista sa già cosa deve fare. Tu, autore, devi trovare un modo furbo per farlo capire al lettore.

Imbraccio il fucile e guardo nel cannocchiale, ma uno stormo di piccioni mi oscura la visuale. Stupide bestie, levatevi.
Nella ventiquattresima, persone piccole come formiche si affrettano sui marciapiedi. Le vetrate di un bar riflettono la luce del tramonto. Accanto c’è un portone intarsiato: Don Targetti uscirà da lì. Spero non indossi cappelli, la sua testa pelata è un bersaglio così pulito…

Così è più chiaro. Il protagonista ha la chiara intenzione di sparargli in testa e quindi ucciderlo. Ecco, ora sappiamo che tutta la scena girerà attorno all’omicidio di Targetti.

Di colpo è diventato interessante: sapendo l’obiettivo, il lettore vuole scoprire quali tattiche userà il protagonista e quali ostacoli incontrerà. Perché ne incontrerà, è logico. Fanno parte del conflitto, della sequela di opposizioni e conquiste che popoleranno la storia dall’inizio alla fine. Perché le storie parlano di questo: conflitto e risoluzione, o tensione e rilascio, come li chiama la Marks, in ogni dimensione, dalla singola scena alla storia completa.

Conoscere le motivazioni delle azioni è fondamentale anche a livello psicologico. Abbiamo già parlato di come il cervello cerchi in ogni modo di fare dei collegamenti. Li fa anche quando scopre l’obbiettivo del protagonista. Nella continua ricerca di senso, al cervello piace scoprire perché sta accadendo qualcosa. Allo stesso modo, gli piace scoprire perché il personaggio fa quel che fa. Ecco perché è fondamentale collegare le azioni del protagonista al suo obiettivo.

L’obbiettivo, quindi, costruisce l’interesse e dà al lettore il motivo per andare avanti.

Non lasciare che sia il lettore a creare collegamenti involontari, e magari sbagliati.

Non lasciare che il lettore, annoiato ed estraniato dal testo, rimetta il libro sullo scaffale.

Sii fin da subito preciso nel creare il contesto e nel comunicare l’obiettivo.

Sbagliare l’inizio significa perdere il lettore. Nessun libro può permettersi di diventare interessante dopo tre o quattro pagine. Neanche dopo due. È troppo tardi.

Non è mai tardi, invece, per imparare a scrivere bene.

Alla prossima!

Sara

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