Il flusso informativo: disallineamento informativo, esempio di incipit noioso

Passiamo a un altro incipit. Leggi e presta attenzione ai due fattori di disallineamento informativo: contesto e obbiettivo.

Passo sopra a una buca e sbatto la schiena contro il sedile. L’ho presa troppo forte. L’auto davanti a me inchioda, premo a fondo il freno. Il vetro, fradicio, riverbera le luci rosse dei fanali a forma di L. È una Lexus.
Qualcuno strombazza. Anche oggi incolonnati… basta un po’ di pioggia, e la gente perde di colpo la capacità di fare qualsiasi cosa, in strada.
Appoggio il gomito sul finestrino e sorreggo la guancia con la mano. La Lexus va avanti, stacco il piede dal freno e la seguo a passo d’uomo. Una macchina nera imbocca la laterale in cui dovrò svoltare anch’io.
Un tipo in bici, coperto da un poncho nero, mi supera pedalando con le ginocchia rivolte all’esterno. Che coraggio, con questo tempaccio. Con una mano regge il cellulare, starà mandando un vocale. Passa a un soffio dalla Lexus e va avanti.
L'arbre magique è storto, allungo le braccia per sistemarlo. La cintura mi taglia la spalle e la pancia: la allento e la faccio ricadere sull’addome.
La colonna è avanzata di nuovo, vado avanti fino alla laterale e giro a destra. Qui la strada è sgombra, c’è solo una donna con l’ombrello che attraversa di corsa.
Ai lati dell’auto si alzano ali d’acqua. Quando si decideranno a pulire i tombini?
Svolto ancora a destra ed entro nel piazzale. La facciata bianca della Tabellini è grigia per le secchiate d’acqua che le sono piovute addosso.
Un uomo basso e curvo fuma davanti all’ingresso. È De Paoli, è arrivato in anticipo oggi, chissà perché.
Parcheggio vicino alla Kia rossa di Franceschini e apro la portiera. Mi alzo il cappotto sulla testa, scendo e sfreccio all’entrata. Le sneakers si inzuppano, il gelo mi attanaglia i piedi.
Saluto De Paoli con un cenno del capo e proseguo all’interno. Scusa, non ho voglia di stare qui a gelarmi.
Salgo al piano superiore.
Una porta sbatte. «Somaro, lo metti mai il naso in produzione?»
È la voce di Carioletti, è già furioso con qualcuno dei suoi disegnatori.
Passo davanti al loro ufficio ed entro nel mio. Il calendario col paesaggio alpino è storto, lo raddrizzo. Ora che il bordo è parallelo alla scrivania è molto meglio.
Intreccio le dita e allungo le braccia davanti a me. Un’altra giornata in ufficio.

Questo incipit ha un grosso problema: non è interessante.
Cioè, a meno che non siate interessati a traffico, Lexus, e a guardare gente in graziella sotto alla pioggia, non lo troverete stimolante.
Si tratta solo di dieci minuti di vita di un impiegato che si reca al lavoro.

Vediamo da dove nasce il problema. Per analizzare il testo, teniamo in considerazione i due fattori che determinano il flusso informativo all’inizio di una storia.

Contesto
Il protagonista si trova in auto. L’informazione che sia su un veicolo arriva alla prima riga, quando prende una buca, e il sedile chiarisce che sia in un’auto. In realtà potrebbe essere anche su un calesse… ma dubito che qualcuno abbia pensato a una carrozza, vedendo i fanali di un’altra auto davanti.

I dettagli suggeriscono il contesto: sedile, auto davanti, fanali, sono tutti elementi che rimandano alla strada, al traffico. Se poi ci aggiungiamo l’arbre magique, ancora meglio. Il contesto è a posto.

Ricorda che le prime righe del testo servono a comunicare al lettore dove siamo. Siamo in un contesto moderno, medievale, fantasy o fantascientifico? Deve essere chiaro all’inizio.

Ricordi perché? Perché se il protagonista sa cose che il lettore non sa, si cade nel disallineamento informativo. La conseguenza è che il lettore si estranei dal testo.

Obbiettivo
L’obbiettivo è presente se la scena ha uno scopo. Riesci a individuare uno scopo in questa scena?
Potrebbe essere arrivare più in fretta possibile, perché ha paura che con un altro ritardo subirà un infrazione disciplinare. Eppure il protagonista non sembra infastidito dal traffico, ne pare avere incombenze. Si limita a osservare quello che gli accade intorno, ma non c’è un vero e proprio obbiettivo.

Il gap informativo, qui, è tra le azioni del protagonista e il suo scopo. Non sappiamo perché fa quel che fa, lo fa e basta.

Non chiarendo cosa fa il protagonista, la scena risulta poco interessante. Ricorda, è l’obbiettivo che crea la curiosità e l’attenzione che servono per tenere il lettore attaccato al testo.

L’obbiettivo è il motivo della scena. Tu, autore, scrivi quella scena per dichiarare che il protagonista ha un obbiettivo da raggiungere. Se manca l’obbiettivo, la scena va ripensata in modo da averne uno.

Non deve essere per forza salvare il mondo. È la prima scena, dopotutto. Nel nostro caso, potremmo riscrivere la parte in modo da dare al protagonista l’obbiettivo di non tardare.

Potremmo scrivere che guarda l’orario ogni 20 secondi, che sorpassa in modo azzardato, che per l’alta velocità inonda la signora in procinto di attraversare, che se timbra di nuovo in ritardo riceverà un richiamo. Potrebbe essere più preoccupato per la reazione del suo capoufficio che del provvedimento disciplinare. Quel carogna potrebbe affibbiargli le peggiori scartoffie e lasciare che siano i colleghi a occuparsi del nuovo progetto.

Insomma, come l’ultimo capitolo de L’arco di trasformazione del personaggio, abbiamo “infinite possibilità”.

L’importante è dare fin da subito una motivazione che spinge il personaggio ad agire.

Senza, la storia è interessante come mia nonna che va a fare la spesa… anzi, ancora meno, perché la nonna ha un obiettivo: comprare i biscotti per i nipoti. E ciò che la ostacola sono i continui, malefici cambi di prodotti sulle corsie. E tutti questi loghi colorati, in corsivo, le scritte straniere!

In conclusione, un testo senza obbiettivo sarebbe anche meno intrigante di una nonna che fa la spesa.

Non vogliamo leggere le cronache del nulla. Nessuna scena può nascere senza un obbiettivo.

Alla prossima!

Sara

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