Il flusso informativo: esempio di incipit introspettivo

Rieccoci con un altro incipit.

Amo le patatine. Non vedo l’ora di mangiarne altre.
Stringo i dieci euro che ho in tasca. Soldi ben spesi, se sono per le patatine. Ho già l’acquolina in bocca: non vedo l’ora di pagarle, così saranno mie.
Le adoro, così salate, così saporite, alla paprika, al formaggio, all’aglio. Le accompagnerei a ogni cosa. Se sono seduto al tavolo e me ne mettono davanti una ciotola, me le divoro tutte.
Adorare le patatine è una di quelle caratteristiche che mi rendono speciale. La mia ex, per l’anniversario di quando stavamo insieme, mi ha perfino regalato un pacchetto di quelle in edizione limitata. Spendere quaranta euro a settimana in patatine è una cosa di cui vado fiero.
Mi metto di lato per passare tra due carrelli. Anche se mangio tutte queste patatine sono magro, i miei amici mi invidiano per questo.
Una volta, quand’ero a casa di Thomas, ho buttato quattro pacchetti di Pringles e il giorno dopo pesavo due chili in meno. Lorenzo, che aveva fatto con me una gara a chi ne mangiava di più, ha vomitato dopo venti patatine. Due giorni dopo Olivia l’ha mollato, sarà stato per quello?
Imbocco la colonna dei salatini, colonne di sacchetti della San Carlo mi accolgono nei loro pacchetti bianchi. Se ripenso a quella volta che ho inserito due euro nella macchinetta, a scuola, ho premuto il tasto e il pacchettino è rimasto incastrato… che nervi! L’abbiamo scossa in quattro, quella macchinetta, ma le patatine non volevano saperne di scendere.
Sono tornato in classe col magone e mi è rimasto il malumore fino a quando, tornato a casa, ne ho divorato un pacchettino. Avevo lo stomaco così vuoto di patatine che ho mollato due rutti che sapevano di sale e San Carlo.

Diamo un’occhiata generale al flusso informativo. I pensieri sono connessi bene. Sgusciare tra i carrelli fa pensare al protagonista quanto è magro, così ci agganciamo al ricordo sulla gara e su Lorenzo. Poco dopo, è la visione delle colonne della San Carlo che rimanda al ricordo delle macchinette della scuola.

Analizziamo l’incipit sulla base dei nostri due fattori: obbiettivo e contesto.

Obbiettivo
Il protagonista, all’inizio, stringe i soldi in tasca. Ci dichiara subito che è affamato di patatine e non vede l’ora di divorarle. I soldi gli servono per comprarle, quindi il suo obbiettivo è “comprare le patatine”. A questo punto il lettore può aspettarsi una serie di ostacoli che il protagonista deve affrontare per arrivare all’obbiettivo. Non arriva però nessun ostacolo perché tutta la scena viene vissuta nel mondo interiore. Non c’è infatti abbastanza contesto. Accade tutto nella testa del protagonista.

Contesto
Inserire il contesto serve a far capire al lettore dove si svolge la scena. La sua funzione primaria è eliminare il gap informativo: il protagonista sa benissimo di essere in un supermercato, ma il lettore no. Si crea quindi un disallineamento informativo.
Come risultato, abbiamo un protagonista che si muove in un ambiente inesistente. A un certo punto abbiamo i carrelli, quindi intuiamo di essere in un supermercato. Dopo arrivano anche i pacchetti della San Carlo, quindi abbiamo un preciso riferimento al reparto snack e salatini. Null’altro.
Troppo poco per visualizzare il protagonista mentre fa qualcosa. Di fatto, non fa nulla. La scena è un enorme flusso di pensieri che dichiarano che lui ama le patatine, che ha vissuto varie avventure con le patatine, che le patatine lo caratterizzano e lo fanno sentire speciale.

Non c’è niente di sbagliato nelle patatine. A essere sbagliata è l’assoluta mancanza di contesto. Ricordi i passaggi?

  1. tu, scrittore, immagini e visualizzi qualcosa
  2. traduci quelle immagini in parole
  3. il lettore legge quelle parole
  4. il lettore visualizza ciò che legge

Il lettore, in questo caso, non visualizza nulla perché non ci sono abbastanza riferimenti all’ambiente.
Venendo meno ai punti 1 e 2, crollano anche i punti 3 e 4. È necessario che tu, autore, abbia ben chiaro l’ambiente che vuoi rappresentare.
Il contesto è fondamentale anche perché è da lì che arriveranno gli ostacoli.

In una scena (qualsiasi, non solo l’incipit), è fondamentale stabilire un contesto per poi presentare gli ostacoli che si opporranno all’obbiettivo del protagonista.
Ci sono mille modi per creare il contesto supermercato. All’ingresso, il protagonista potrebbe notare i sacchi di brioche in offerta. O la bancarella con i dolci natalizi. Un buttafuori sorveglia chi entra. Un’addetta alle pulizie passa con una di quelle enormi macchine che lavano per terra e tira su il vino sparso sul pavimento e il protagonista deve scansarla. Nella corsia delle patatine, un addetto è impegnato a rimpinguare gli scaffali. Prende sacchetti Doriano e li mette sui ripiani.

E per ognuna di queste cose, il protagonista potrebbe avere un pensiero annesso, seguendo la buona regola che dalla percezione deriva la considerazione.

Scrivere una scena senza contesto, soprattutto all’inizio, dà l’idea di monologo da inizio film. Righe e righe di riflessione in cui il personaggio ci dà opinioni su cosa sta facendo, ci fa sapere qualcosa di lui, ci parla del suo passato.

Solo che in un film abbiamo un video, quindi qualcosa di visivo a fare da sfondo mentre il protagonista parla con voce fuoricampo. Nella narrativa abbiamo solo il suo monologo.

E no, nessuno vuole essere bombardato da flussi di coscienza, almeno all’inizio.

La scena va calata per forza in un contesto, solo così il lettore può vederla.

Sara

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