Il flusso informativo: disallineamento informativo, esempio di ragazza in un bar

Leggi con attenzione questo incipit ed esamina da solo il contesto e l’obiettivo. Se segui le riflessioni degli scorsi articoli, potrai dare una tua opinione ancora prima di leggere la mia.

Entro nel locale. 
I fasci di luce provenienti dalla finestra attraversano il fumo, nell’aria ce n’è così tanto da oscurare il lampadario. L’odore mi mozza il fiato, passo una mano sotto al naso.
Ottimo posto per svolgere una trattativa. Stringo la borsa al fianco.
I bisbigli degli avventori sono coperti dalla musica d’archi. Un uomo, seduto di spalle alla radio, si toglie il sigaro dalle labbra e scuote la cenere sul pavimento. Si protende verso l’anziano dall’altra parte del tavolino. Bisbigliano. L’anziano solleva le sopracciglia, mi ha notata. Anche il tipo col sigaro si volta a guardarmi.
Un pelato seduto dall’altra parte del locale mi fissa e mi squadra da testa a piedi, la bocca piegata in un sorriso. Quelli allineati al bancone si stuzzicano con gomitate e mi rivolgono dei risolini. Hanno l’aria di non aver mai visto una ragazza in vita loro.
Porto la mano al fianco. Le dita scivolano sulla pistola, ancora nascosta sotto alla camicia.
«Signorina.» Un uomo col doppiomento tira indietro la sedia, che stride sul pavimento. «Di che cosa ha bisogno?»
Si alza e mi viene incontro sfregandosi le mani. «La posso aiutare?»
È a due tavolini da me, eppure la zaffata d’alcol e fumo mi toglie il fiato. Con quella pappagorgia che si ritrova, non assomiglia per niente all’uomo che devo incontrare.
Forzo un sorriso. «Me la cavo, la ringrazio.»
Lo liquido con cenno del capo e proseguo verso il bancone.
Mi trotta dietro. «Signorina, si può unire a noi.»
Lo ignoro.
Gli stivaletti restano appiccicati al pavimento sudicio, come se camminassi sulla colla. Mi piego di lato e mi infilo tra le sedie e i tavolini. Ne oltrepasso uno ricoperto di carte da gioco. Un tipo senza denti impila banconote sul ripiano, l’altro, dalla stempiatura arretrata, prende un sorso di wishkey.
Neanche loro somigliano al mio contatto.
Supero un uomo riverso su un tavolino, il bicchiere scolato a metà è poggiato sul ripiano. Le dita ossute gli tremano. Spalanca gli occhi, ma li richiude subito, la fronte è attraversata da rughe. Troppo vecchio. Non è nemmeno lui.
Il barista mi saluta con un cenno del capo. Con due dita, spinge verso di me un bicchiere di rum. «Prego, signorina.»
Il tipo con la pappagorgia mi raggiunge e schiocca le dita in aria. «Uno anche per me.»
Ma che vuole? Ci sta provando, o spera di tramortirmi e di rapirmi? Mi scappa da ridere, soffoco un sorriso.
Mi spinge uno sgabello sotto al sedere e si accomoda su quello a fianco.
Prendo un profondo respiro e mi getto un’occhiata alle spalle. Dalla porta del bagno esce un giovanotto con i pantaloni retti da bretelle. Ha la barba rossiccia e i capelli radi: è lui.
Butto giù il rum, che mi brucia la gola, e tiro indietro lo sgabello.
Pappagorgia mi picchietta sulla spalla. «Io non lo farei.»
Ma che vuole? «Scusi, ho da fare.»
Pappagorgia mi si avvicina, l'alito fetido mi fa girare la testa. «C’è una finestra in bagno.»
Aggrotto la fronte. «Cosa?»
«Diciamo…» Pappagorgia inarca le sopracciglia. «Che se sapessi che sta per arrivare una retata, io uscirei da lì.»
Il sangue mi scende dalla testa. Come, una retata?
Dei colpi risuonano contro la porta.

Proseguiamo valutando i nostri due fattori, contesto e obiettivo.

Contesto
Un locale carico di fumo, uomini che bisbigliano, protesi l’uno verso l’altro, e ammiccano all’unica ragazza che osa entrare. Più avanti arrivano dettagli quali il tipo riverso sul tavolino, i giocatori d’azzardo, il pavimento così unto che gli stivaletti ci restano appiccicati.
Ci troviamo in un bar dei bassifondi.
Il contesto è chiaro fin dall’inizio, si riesce a visualizzare l’ambiente e le persone che lo popolano. Se proprio vogliamo fare una critica, non è ben chiaro il momento storico. C’è una radio, il che ci fa presupporre che siamo dopo il 1910, periodo in cui la radio cominciava a essere diffusa nei locali. In tempi recenti le radio nei locali sono scomparse, sostituite da casse e schermi. Diciamo quindi che siamo tra il 1910 e il 1990. Un po’ impreciso come riferimento storico. Inserirei degli elementi tipici del periodo da rappresentare, come più persone vestite in camicia e bretelle, poster che vietano il consumo di alcolici e il gioco d’azzardo, uno specifico genere musicale adatto agli anni.
Torneremo sulla precisione del contesto storico in un altro articolo, o magari in un approfondimento.

Tornando alla nostra protagonista, è finita in un postaccio.

Quest’impressione è rafforzata dal fatto che viviamo la scena dal suo punto di vista. La protagonista prova disagio quando gli uomini presenti la osservano, al punto che deve toccare la pistola per sentirsi al sicuro.

Il contesto è rafforzato dal punto di vista. Ricordi quanto si diceva negli articoli sul punto di vista? La storia vissuta dall’interno di un personaggio è personale. Una ragazza che entra in un bar del genere lo troverà sporco e sgradevole, tanto che ci va solo per contrabbandare qualcosa. Un cliente abituale, magari originario del posto, abituato a scuoiare topi e a cucinarseli sul fuoco acceso in un bidone, considera il bar un allegro posto da aperitivo.

Qui siamo andati oltre il contesto: lo abbiamo presentato esattamente come lo vivrebbe il punto di vista, non un narratore neutro o una voce fuori campo. Lo abbiamo mostrato tramite gli occhi della protagonista.

Siamo tornati a ribadire l’importanza di usare un narratore implicito. Visto come tutti gli elementi della narratologia sono collegati?

Obiettivo
Superato lo scoglio del fumo, che annebbia la vista, la protagonista ha subito un pensiero sulla trattativa: è lì per barattare, scambiare, comprare o vendere qualcosa. Il pensiero è rafforzato dall’azione di stringere la borsa al fianco, come se temesse che qualcuno possa rubargliela.
In un secondo momento si focalizza sugli avventori. Presta attenzione ai loro volti e a come la guardano, cerca l’uomo con cui dovrebbe incontrarsi.
L’obiettivo generico “trattativa” passa per obiettivi intermedi, il primo dei quali è “trovare l’intermediario”. Il successivo potrebbe essere “abbassare il prezzo della merce”, o “sbrigare l’accordo in fretta perché sta arrivando la polizia”.
L’importante è che il personaggio sia mosso da obiettivi. In primis, perché l’obiettivo determina lo scopo e la ragion d’essere della scena. In secondo luogo, un personaggio con un obiettivo è un personaggio attivo, che lotta per qualcosa, e non sta a subire passivamente.

Nell’incipit preso in esame, contesto e obiettivo sono realizzati secondo le regole corrette della narrativa.

E tu che approccio hai alla storia?

Spero non casuale, perché l’inizio è il banco di prova. Nelle prime facciate il potenziale lettore ti valuterà e deciderà se darti una possibilità. Non puoi permetterti di pensare “ma diventa più interessante più avanti”.

Sara

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