Costruire l’interesse all’inizio della storia

Forse ti verrà voglia di iniziare un testo descrivendo il traffico di Milano, come se fossi un drone che riprende le strade. Oppure parlando della pioggia, o di un tramonto, oppure dell’eruzione di un vulcano alle Hawaii o di una guerra imminente.
Ogni scrittore inizia a scrivere con una scena che, secondo lui, è interessante, a volte fallendo miseramente.
Quello che per te è interessante può non esserlo per il lettore. Si tratta di gusti, no?

No.

L’interesse non è una qualità soggettiva.

Zio Dursley non è d’accordo, come tutti gli scrittori che pensano che idee e quore contino più della psicologia dello storytelling

Mi spiego meglio: io posso trovare più interessanti le partite di football americano mentre per mio marito sono più interessanti quelle di pallavolo. Io trovo interessanti i consigli sui workout, mio fratello trova interessante parlare di Fortnite, mio padre trova interessanti i nuovi telai per bici prodotti dalla Pinarello.
A un livello superficiale, ogni essere umano prova interesse per cose diverse.

Ma noi ci spingiamo a un livello più profondo, ovvero andiamo dritti a vedere come funziona la mente. Il cervello umano è fatto per farci provare interesse per cose specifiche.
La mente è settata per farci prestare attenzione agli altri esseri umani.
Sono gli altri individui a suscitare il nostro interesse.

Sono le persone, non gli eventi, a destare il nostro interesse.

Will Storr, La scienza dello storytelling

Essendo animali sociali, noi esseri umani troviamo interesse negli altri individui. È logico, è la mente che ci impone di trovare interessanti gli altri. Dobbiamo saperci relazionare per poter vivere nella società. Attenzione, non si tratta di essere socievoli o solitari, quelle sono caratteristiche della personalità.
Qui si tratta del funzionamento del cervello: il tuo cervello, come il mio, e quello di chiunque non abbia problemi neurologici, è fatto per interessarsi alle vicende altrui.
Ecco perché un buon libro dovrebbe iniziare focalizzandosi sui personaggi.

Questo è l’incipit della Ruota del Tempo, enorme saga fantasy da cui Amazon sta per trarre una serie tv:

Di tanto in tanto il palazzo tremava ancora e la terra brontolava nel ricordo e gemeva come se volesse negare l’accaduto. Dagli squarci nelle pareti entravano raggi di sole che facevano scintillare il pulviscolo sospeso nell’aria. Segni d’incendio sfiguravano pareti, pavimenti, soffitti. Larghe macchie nere chiazzavano le vernici e le dorature screpolate di affreschi un tempo vividamente colorati;”

Amazon, dimmi che non hai fatto un disastro. O se l’hai fatto, fa’ che la serie sia così trash da fare il giro e diventare divertente.

Questo invece è l’incipit di Harry Potter:

“Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.”

Nel primo incipit, abbiamo righe e righe di panoramica su com’è il palazzo distrutto. È di certo interessante, perché suscita curiosità nel sapere che cosa è successo. Ma non abbiamo l’ombra di un personaggio.

L’incipit di Harry Potter risulta istintivamente più calamitico e interessante perché si apre con dei personaggi. La storia ci parla subito dei signori Dursley e subito siamo attratti dalla loro personalità. Subito ci chiediamo perché il libro si apra con loro, e a quali conseguenze nefaste porterà la loro ordinarietà esasperata.

Gli umani sono attratti da vicende umane. L’umano ha bisogno di vicende umane, infatti siamo sommersi da riviste e programmi tv di pettegolezzi, di scandali, di paparazzate, e non da documentari sui ghepardi.
La mente trova piacevole assistere alle vicende di altri individui. Ecco perché il Grande fratello e cloni vanno in onda da vent’anni.
Per quanto siano stupidi e poveri di contenuti, bisogna riconoscere che questi programmi sono stati creati e pensati in modo da piacere, sfruttando l’innato interesse umano per le altre persone.

Come regola generale della narrativa, ricorda che è di fondamentale importanza iniziare la storia parlando di un personaggio. Mostralo in azione, mostra che cosa fa, mettilo anche seduto su una panchina ad ascoltare musica, se vuoi. Ma scrivi del personaggio.

Non a riga dieci, non a riga cinque. È troppo tardi.

Il personaggio deve essere in scena fin dalla prima riga, o rischierai di perdere il lettore. Questa è una regola che vedo applicata poco perché gli autori tendono a iniziare con eventi fighi o descrizioni eclatanti. Ma nessun autore può prevedere quanto un lettore troverà interessanti questi eventi e queste descrizioni.

Lascia stare. Va’ dritto al personaggio. Il testo risulterà più interessante. Vedi di sfruttare questa chicca a tuo vantaggio.

A presto!

Sara

3 pensieri riguardo “Costruire l’interesse all’inizio della storia

  1. Sono d’accordo con te. Spingendo all’estremo, basta leggere la soporifera descrizione iniziale dei Promessi Sposi per capire che non si deve, per alcuna ragione al mondo, esordire in quel modo. I personaggi devono comparire subito e, a maggior ragione, occorre introdurre il protagonista/personaggio punto di vista, del quale bisogna chiarire il desire e una serie di caratteristiche determinanti nel modo più efficiente possibile. Tuttavia, non sono d’accordo su un punto: non credo che esista il rischio di perdere il lettore per un uso improprio o poco efficace delle prime righe della storia.

    Non credo di aver mai conosciuto una persona che, dopo aver comprato un libro per dei bei soldini, lo chiuda alla prima pagina se questa non gli è andata giù. Chi valuta testi per una CE potrebbe farlo, ma non un normale lettore… del resto, molte persone si preparano e ritagliano del tempo per la lettura. Chi si prenderebbe la briga di comprare un libro e sedersi a leggerlo per poi chiuderlo alla prima pagina?

    È chiaro che chiunque vorrebbe far colpo subito sul lettore ed è senz’altro l’idea migliore, ma non è la fine del mondo se ciò non avviene. Secondo me l’incipit dovrebbe essere preso nella sua interezza, a livello strutturale insomma, senza focalizzarsi così tanto sulle prime righe o la prima pagina. Se un incipit fallisce a livello strutturale sono cazzi; se, al contrario, sono le prime righe o la prima pagina a essere sottotono, non è poi così grave.

    Mi viene da pensare, parlando di “classici”, a Robinson Crusoe, che esordisce in maniera orrenda per poi riprendersi subito con un interessante scambio tra padre e figlio. Dopo quelle prime righe a dir poco vomitevoli, il romanzo riesce a calamitare l’attenzione del lettore senza problemi grazie alla dinamica di cui sopra. Si poteva fare meglio, certo, ma il coinvolgimento iniziale rimane. Non so quanti autori si fissano su quel maledetto paragrafo d’esordio per renderlo il più accattivante e stupefacente possibile, invece di focalizzarsi su ciò che conta: la struttura della storia…

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    1. Già, anche i Promessi Sposi sono un esempio perfetto di cosa NON fare all’inizio, difficile che il lago di Como risulti immersivo.
      Se restiamo nell’ottica della narrativa immersiva poi l’intero articolo è superfluo, dal momento che il personaggio punto di vista dovrebbe essere subito in azione. Scrivere in maniera immersiva in pratica risolve il problema del mettere un umano al centro della vicenda, perché è così per forza.

      Capisco ciò che vuoi dire.
      Venendo dalla scuola del Duca di Baionette, sono incline a considerare le prime righe come un punto cruciale, da curare alla perfezione a livello tecnico e contenutistico senza giustificazioni. Perché se si mira alla perfezione si ottiene un risultato mediocre. Se si mira all’abbastanza bene, e si lascia correre qualcosa qui e qualcosa là,si ottiene un risultato insufficiente. Perché oltre agli errori consapevoli, ci saranno inevitabilmente una marea di errori inconsapevoli.
      Insomma ho una visione abbastanza intransigente.
      Per me, il lettore perso è il lettore che lascia il libro sullo scaffale, non chi l’ha già comprato.
      Il lettore si avvicina al libro perché in target (correttamente indirizzato da amazon grazie a preferenze d’acquisto / sezione della libreria dedicata al genere preferito) e scorre le prime righe per decidere l’acquisto. Le prime righe immersive e coinvolgenti danno un vantaggio rispetto a prime righe mosce. A mio parere si compete anche su questo.

      D’accordissimo sul fatto che non si può creare un primo paragrafo perfetto e poi trascurare la struttura, è un delitto.
      Confido che uno scrittore abbastanza formato da sapere come si scrive un buon incipit sia anche formato sulla struttura della storia.

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      1. Anch’io ho fatto il corso del Duca e immaginavo lo stesso di te, giacché riporti le sue precise parole. Bisognerebbe sempre mirare alla perfezione e, come ho detto, sono d’accordo sull’importanza della prima impressione dovuta a un buon inizio. Quello che ho notato, però, è che 9 volte su 10 uno scrittore abbastanza formato da sapere come si scrive una buona prima pagina non è anche formato sulla struttura. E la struttura è regina, perché non consiste solo nel cosa ma anche nel come, cioè nell’ordine degli eventi. Per questo, quando si parla di incipit, cerco sempre di distogliere l’attenzione dai primi paragrafi a favore di una visione d’insieme.
        Certo, è indubbio che un hook efficace possa aiutare a conquistare lettori; dico “conquistare” perché, per me, chi non ha ancora comprato non è da considerare come tale. Considera, però, che una copertina accattivante, un blurb intrigante, un commento autorevole in quarta, un nome conosciuto, un buon prezzo, una posizione favorevole sullo scaffale o una campagna su Amazon e così via valgono più del suddetto gancio, per conquistare potenziali lettori… e a questo punto stiamo parlando di marketing più che di qualità narrativa. Credo che l’hook sia sopravvalutato, in generale, da lettori e scrittori.
        Per di più, ci sono tante persone (come il sottoscritto) che “provano” i libri aprendo a una pagina a caso piuttosto che all’incipit, proprio perché quest’ultimo fin troppo spesso si presenta in modo diverso rispetto al resto della storia.
        Se t’interessa ho scritto un articolo sull’argomento qui: https://immersivita.it/incipit-libro-significato-come-scrivere/ . Mi piacerebbe conoscere la tua opinione di “collega immersiva”!

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