Ogni storia è una storia interiore

Cos’è una storia?

Un viaggio da un punto A a un punto B? Inizio, svolgimento e fine? Un mezzo per veicolare un messaggio?

Ogni storia è un cambiamento. Ci parla di una serie di eventi che portano da una situazione iniziale a una situazione finale. E in mezzo deve avvenire qualcosa. Banale, no?

Ecco un meraviglioso esemplare di trenino Tomas che sorride per essere stato citato. I treni hanno volti umani e ciò è importantissimo per i bambini, ossia il target di riferimento.

Non parliamo della nascita di un vulcano, né dell’estinzione dei dodo. A meno che nella nostra ambientazione i dodo e il vulcano non abbiano caratteristiche umane. Se sono umanizzati, ovvero hanno caratteristiche umane, allora possiamo equipararli a persone. E saremo attratti dalle loro vicende così come siamo attratti dalle vicende dei tre porcellini, dal Re Leone, dagli Aristogatti, da Topolino e da tanti film Disney. Non fa differenza che il protagonista sia Harry Potter o il trenino Tomas. Finché ha una personalità e un comportamento umano, con magari anche una faccia, per noi sarà umano.

Ricordi? Umanizziamo tutto, anche il cane che si arrabbia e il gatto che ci tiene il broncio.
Troviamo facce umane nelle nuvole e nelle fiamme. E quando cammini lungo il vialetto di notte, che cosa ti sembra di vedere, lì appostato accanto il cancello? Una persona. Ma poi ti avvicini e vedi che è solo un’ombra. Visto come la mente umana cerca e addirittura crea in continuazione altri umani?
Una storia non può che parlare di una vicenda umana.

Ma di cosa, nello specifico?

Non è tanto la guerra per liberare Giove, o il salvataggio della principessa, o una rocambolesca avventura sulle Ande, ma l’evoluzione interiore del protagonista ad attirare la nostra attenzione.Una storia può essere ambientata in cinque stanze e non prevedere nessun inseguimento tra auto. Prima di ciò che accade fuori, nella vicenda esterna, è importante ciò che accade dentro al protagonista.

Il cuore della storia, la vera storia, è il mutamento interiore del protagonista.

Il protagonista cambia ed evolve nel corso della vicenda. Quando arriva alla fine, sarà un individuo diverso rispetto a com’era all’inizio: ha compiuto un arco di trasformazione.

L’arco di trasformazione del personaggio è un semplice modello che descrive il mutamento interiore del protagonista nel corso della vicenda. Una prima versione di questo modello arriva dai drammaturghi greci e da Aristotele e dalla sua Poetica. Dal mondo greco e dalle opere teatrali deriva anche la divisione in Atti.

Un atto è una macro unità narrativa. L’insieme degli atti forma la storia.

Da quanti atti è composta la storia?

Dipende.

Il modello restaurativo classico ne prevede tre, ma negli anni le varianti si sono moltiplicate: c’è il modello in quattro atti in cui il midpoint viene considerato come un atto a sé stante; Esiste il modello in cinque atti di Freytag; Il monomito di Campbell conta addirittura 17 fasi.

Non spaventarti, non si tratta di mille modelli con mille risvolti diversi. Alla fine gli elementi importanti coincidono in tutti quanti.

Il modello più semplice e diffuso e è quello restaurativo in tre atti, ripreso da Dara Marks nel suo Arco di Trasformazione del personaggio, manuale di sceneggiatura edito in Italia da Dino Audino editore. Per chi non la conoscesse, Dara Marks è una story editor americana. Si occupa di script consulting, ossia dà supporto agli sceneggiatori, revisiona gli script, insegna a scrivere sceneggiature. Lavora con gli sceneggiatori di livello hollywoodiano. Insomma, non è proprio una comune editor che si fa pagare 1,50€ a cartella.

Il modello in tre atti viene sempre rappresentato così:

Non spaventarti, ognuna delle cose scritte ha un senso

L’arco è rappresentato con una curva per un motivo preciso: la curva rappresenta la vicenda interiore del personaggio e, in particolare, il suo conflitto interiore.

Vediamo di dare una spiegazione a questa curva:

All’inizio c’è poca salita e il personaggio se la cava tutto sommato bene. Vive la sua vita, fa il suo lavoro, si gode l’iniziale status quo. In questa fase, il suo approccio alle vicende funziona.
Ma a un certo punto (chiamata all’azione) arriva una minaccia, uno sconvolgimento, e la terra gli balla sotto ai piedi.

La curva comincia a impennare. Il protagonista inizia a faticare.

Le cose si fanno difficili perché il suo mondo viene stravolto e lui fatica a stare a galla. Ma da dove deriva questa fatica? Dalle orribili situazioni che sta vivendo? Dai nemici, dalla cattiveria del datore di lavoro, dalle battaglie in cui rischia la vita? No.
Deriva dal suo approccio. Il protagonista continua ad approcciarsi ai problemi che gli piovono addosso come faceva prima che la salita impennasse. La situazione in cui si trova è cambiata, ma lui no. Lui usa lo stesso approccio che aveva all’inizio e per questo non riesce a venire a capo degli eventi che gli piovono addosso. In questo momento siamo nella fase della piena salita.

Se non ti è chiaro uso una metafora.

Nella fase iniziale, il protagonista sta pedalando in pianura e spinge un rapporto molto duro. Sai, uno di quei rapporti per cui fai molti metri con una sola pedalata, ottimi da usare in piano o in discesa.
Ma a un certo punto (chiamata all’azione) la strada impenna. E lui NON cambia rapporto. Si trova quindi a dover spingere sui pedali andando giù di peso, attaccandosi al manubrio e stringendo i denti.
Insomma, continua a pedalare su una strada in salita come se fosse sulla pianura.

L’intera parte ascendente della curva riguarda lo scontro del protagonista contro la sua non volontà di cambiare. È resistente al cambiamento. Continua a comportarsi come se tutto tornerà normale, ma il contesto è cambiato e lui deve accettarlo. E smettere di comportarsi come un pirla, cambiare marcia e pedalare più agilmente.

A un certo punto scollina: la curva si fa più dolce e nel punto di sella si appiattisce. Questo è il midpoint, la metà della storia. È il momento in cui il protagonista capisce che qualcosa, nel suo approccio, è sbagliato. Capisce che ha fatto fatica perché si è comportato in maniera stupida. Che avrebbe dovuto cambiare approccio fin dall’inizio.

E così, lentamente, comincia a cambiare la sua visione delle cose e inizia la fase discendente.

Sarà tutto facile? NO.

Seguendo l’escalation del conflitto, gli eventi esterni si faranno sempre più difficili e il protagonista rischerà sempre di più. Se nella fase ascendente riceveva solo minacce via messaggio, in questa fase discendete, quando esce dal lavoro, trova le ruote dell’auto bucate. La porta di casa è scassinata. I balordi gli hanno lasciato un biglietto conficcato nel camino con un coltello.

La minaccia si fa più grande e il conflitto aumenta. Eppure siamo nella fase discendente. Sei confuso?

Tranquillo, è molto più semplice di come sembra. La curva riguarda solo la battaglia interiore del protagonista, ovvero la battaglia tra il vecchio approccio e il nuovo. Non c’entra con le esperienze esterne.

Malgrado l’esasperazione del conflitto, in questa fase discendente il protagonista se la cava meglio perché comincia a cambiare approccio. Sta ancora pedalando in salita, ma ora ha cambiato rapporto e va su più agile. Comincia ad abbracciare una nuova visione delle cose.

Arriviamo alla fase finale, ossia il momento in cui la curva si appiattisce di nuovo. Il protagonista supera il suo conflitto interiore e abbraccia completamente il cambiamento. Ora è una persona nuova e vede il mondo in modo diverso.
Ha superato le fasi di resistenza che lo costringevano a opporsi al cambiamento. La curva si appiattisce perché il protagonista va verso uno nuovo status quo. Ha una nuova visione del mondo e un nuovo approccio alle cose.

Il protagonista è cambiato. L’intera storia si riassume così: il protagonista deve trovare un nuovo approccio alle cose per riuscire a raggiungere un nuovo equilibrio.

La spiegazione di qui sopra è stringatissima e super riassuntiva. Non abbiamo neanche sfiorato concetti come il difetto fatale, la tragedia, il conflitto di relazione e il conflitto esterno. A malapena abbiamo toccato il tema della resistenza al cambiamento, uno dei tanti meccanismi che il cervello attua per evitare di sprecare risorse.

Nei prossimi articoli ci addentreremo più nello specifico, sfruttando sia L’arco di trasformazione di Dara Marks che Scienza dello storytelling di Will Storr.

Alla prossima

E non dimenticare che il trenino Tomas ti guarda.

Alla prossima!

Sara

Bibliografia:

  • Marks D. L’arco di trasformazione del personaggio. 2007, Dino Audino editore
  • Storr W. La scienza dello Storytelling, 2020, Codice edizioni

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