Il protagonista ha un problema

Ogni storia che si rispetti richiede un protagonista imperfetto. Anzi, ogni storia, intesa come narrativa decente, deve parlarci di un protagonista imperfetto e della sua lotta per diventare una persona migliore.
Non ha senso leggere di storie con protagonisti già perfetti. Se vincono già fin dall’inizio non ha neanche senso seguirne le vicende.
Compaiono minacce sempre più grandi? Nemici sempre più forti?

Non ce ne importa nulla se il protagonista è perfetto, perché sappiamo che se perderà, perderà perché si sarà scontrato con ostacoli troppo grandi. E non per errori suoi.

Una storia prevede che il protagonista fallisca per dei suoi errori. Perché sottovaluta la situazione, perché è uno spaccone, perché non si fida degli altri, perché considera gli altri inferiori… in base al suo difetto fatale, la sua errata visione del mondo, il protagonista compie scelte sbagliate.

I protagonisti statici non sono efficaci. Fin dall’antica Grecia, dal tempo degli dèi dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re che spadroneggiavano su una terra in tumulto… il protagonista tipico è un individuo con un problema.

La mia signora Xena ha qualche problema con te. Riferisce che non prendi sul serio la scrittura e continui a scrivere a casaccio. Male, male, male.

Il protagonista non deve avere solo un problema esteriore, non deve essere ostacolato solo dalla sfortuna. Lui ha un problema interiore. Ha un modo sbagliato di concepire la realtà.

Questi concetti escono meglio con gli esempi.

Siamo in quarta liceo e nella classe di Marta arriva un nuovo professore maschilista che se la prende con lei. Marta comincia a prendere brutti voti. Ma alla fine dell’anno, grazie agli sforzi dell’assemblea studentesca, la classe riesce a far mandare via il professore. Per fortuna non li accompagnerà agli esami.

Interessante? Mmh, così la storia dice poco. Perché non sappiamo niente della protagonista Marta. Lei non ha alcun difetto. Lotta semplicemente assieme ai suoi compagni per far rimuovere il professore.

Come si rende una storiella così più interessante?

Proviamo a dare a Marta un bel difetto fatale. Un’errata visione del mondo.

Marta, il genio della classe, è estremamente orgogliosa. È convinta di essere superiore a chiunque. A parte un paio di amici, per lei il resto della classe è composto da un esercito di scimmie urlanti. Perciò studia e fa i compiti sempre da sola, e continua a ottenere risultati eccellenti e a venir ricoperta di lodi.
A un certo punto però arriva un professore estremamente maschilista, che dispensa voti bassi a prescindere alle ragazze carine, ricce e more come Marta. Insomma, un idiota convinto che le ragazze siano più portate per letteratura che per matematica.
Il rendimento di Marta cala, ma lei continua a non partecipare alle assemblee di classe. In fondo i suoi compagni sono un branco di scimmie e lei è troppo orgogliosa per ammettere di avere un problema. Meglio passare il tempo in aula studio. Tanto quei matti non riusciranno di certo a risolvere la questione con il prof.
Il rendimento di Marta scende ancora, e i brutti voti in matematica si portano dietro una perdita di fiducia che trascina giù anche le altre materie. Marta comincia a non credere più in sé stessa. L’orgoglio che prima la gonfiava comincia a svanire.

Marta è costretta ad ammettere a sé stessa che con l’atteggiamento di superiorità non otterrà niente di buono. Per combinare qualcosa con quel prof c’è bisogno che tutta la classe sia unita.
Perciò comincia a contare sui compagni e, grazie al dialogo con gli altri professori e con i genitori, il preside decide di mandare via quel prof.
Marta ha vinto. Ha superato la sua errata visione del mondo, ossia considerarsi superiore agli altri, e ha cominciato invece a collaborare. In questo modo ha ottenuto ciò che voleva.
Ora Marta è di nuovo un genio. Ha ottimi voti.E ha pure scoperto che i compagni di classe che considerava scimmie urlatrici in fondo non sono così disgraziati, ma solo un po’ vivaci.

Una storia deve funzionare esattamente così.

  • Il protagonista ha un’errata visione del mondo
  • si scontra con dei problemi, non ottiene risultati, non riesce a venire a capo della situazione
  • capisce che la sua visione del mondo è sbagliata e comincia a cambiarla
  • ottiene infine ciò che voleva

La storia esterna, ovvero la storia di Marta che vuole liberarsi del professore, passa attraverso la maturazione interiore di Marta. Ed è questo che rende grandi le storie!

Ai lettori, agli spettatori, ai fruitori di qualsiasi narrativa piace vedere il personaggio sbagliare a causa di un’errata visione del mondo.

Quand’ero alle elementari avevo due giochi nel cuore: Ratchet & Clank e Jak & Dexter. Non chiedetemi qual è il migliore tra i due. È come scegliere tra mamma e papà. O tra pizza e sushi. Ma sappiamo tutti che i broccoli fiolari sono meglio.

Mi ricorderò sempre di un particolare della trama di Ratchet e Clank.

Per buona parte della trama, Ratchet è assolutamente convinto che il capitano Quark sia l’integerrimo eroe che le pubblicità e i programmi tv mostrano. È convinto che ci penserà lui a salvare il suo pianeta, Veldin, dal folle piano del presidente Drek.

Copernicus Leslie Quark in tutto il suo splendore

Giusto perché tu lo sappia: il presidente Drek sta facendo a pezzi vari pianeti per prenderne i pezzi e comporne uno di nuovo, visto che il suo è stato distrutto dall’inquinamento.

Quindi Ratchet corre da Quark, convinto che ci penserà lui a sistemare le cose… per poi scoprire che Quark non solo è un gigantesco codardo, ma è pure dalla parte del nemico.

Ratchet ha fatto buona parte del viaggio per trovare Quark per niente. Alla fine capisce che nessuno può salvare Veldin se non lui. Perciò gambe in spalla e si va a nuclearizzare il presidente con il nostro mega arsenale di armi folli.

Cogli il parallelismo con la vicenda di Marta?

Ratchet aveva una visione sbagliata del mondo: era convinto che Quark avrebbe salvato tutti quanti. A un livello più profondo, Ratchet è stato un irresponsabile. Ha demandato il ruolo di salvatore della galassia a Quark.

Ed è saltato di pianeta in pianeta per poi scoprire che il viaggio è stato inutile, perché ora sta a lui affrontare il presidente.
La vittoria finale, ossia la salvezza del pianeta Veldin, passa attraverso la presa di coscienza di Ratchet.
Così come la vittoria finale, ovvero mandare via il prof, passa per la presa di coscienza di Marta.

In entrambi i casi, la storia si sarebbe conclusa molto prima se Ratchet e Marta avessero risolto subito il proprio problema interiore. Se non avessero avuto nessun difetto fatale, se avessero subito capito di essere Marta troppo orgogliosa, e Ratchet troppo irresponsabile, la storia si sarebbe conclusa molto prima.

E allora cos’è in fondo una storia? È la lotta del protagonista contro la sua sbagliata visione del mondo.

Quello che accade all’esterno, mandare via il prof e salvare la galassia, per quanto sia figo, è solo il risultato dell’aver superato il problema interiore.

Ogni storia parte da un problema interiore. Il tuo protagonista ne ha uno?

Se no, comincia a ragionarci. Ci sarà un motivo se non ottiene subito ciò che vuole. È troppo impulsivo? È debole? È timido?

Qualche problema deve pur averlo. E questo condizionerà tutto, che sia salvare la galassia o prendere buoni voti. Non importa di quale arsenale è dotato, e di quali armi assurde sia illegittimamente possessore.

Per approfondire l’argomento, vi rimando al saggio L’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks.

A presto!

Sara

Ratchet e Clank. Sì, li adoro.

Bibliografia

Marks D. L’arco di trasformazione del personaggio. Dino Audino editore

2 pensieri riguardo “Il protagonista ha un problema

  1. Ho adorato Quark in R&C 3, soprattutto la storia di lui che scappa dalla battaglia perché non si sente all’altezza e si rifugia nel suo covo segreto, l’angolino sicuro dove si sente ancora un eroe e nessuno lo giudica. Se devo scegliere un personaggio preferito… sono una persona semplice e dico Nefarious.
    Jak e Dexter li ho rigiocati quest’anno nella collezione per ps3. Adoro il world building. In generale la storia lascia intuire che si sia ancora una montagna di lore e segreti dietro a quello che sappiamo. Per dirne soIo due, i Precursor e Mar. Vorrei anch’io che la saga venisse ripresa o rifatta, aveva un così ampio respiro…
    Da piccola preferivo Jak&Dexter proprio perché mi dava più il senso dell’avventura e di un mondo vasto e sconosciuto. Col tempo però ho rivalutato R&C per via dell’umorismo assurdo. “Tutte le forme di vita organiche sono pregate di recarsi al ponte sei per lo sterminio. Grazie.” oppure l’intera canzone di Courtney Gears che invita i robot a distruggere la vita organica… sono cose che ho capito del tutto solo “da grande” 🤣

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