I punti di svolta

Ci addentriamo più in dettaglio nell’arco di trasformazione del personaggio. Abbiamo visto che una storia riguarda sempre uno sviluppo interiore.

Schema dell’arco di trasformazione del personaggio secondo Dara Makrs

La trasformazione passa attraverso diversi momenti salienti per il protagonista, in particolare primo punto di svolta, midpoint e secondo punto di svolta.

Sono momenti fondamentali in cui il protagonista realizza diverse cose sul suo percorso.

Un turning point è un aumento del conflitto che fa svoltare la storia in una nuova direzione inaspettata, innalzando notevolmente la posta in gioco del protagonista.

Marks D. L’arco di trasformazione del personaggio

Il primo punto di svolta

Nel primo punto di svolta il protagonista si trova inaspettatamente a un bivio. È il momento in cui, se non lotta, perderà tutto e si ritroverà in una condizione peggiore rispetto all’inizio. È l’ultimatum. L’ora zero. Il momento in cui si rende conto che deve per forza partecipare all’azione, pena la perdita della posta in gioco, ossia lo stato ideale a cui ambisce.

Quando scrivi il primo turning point la domanda che devi porti è: che cosa perderà il protagonista se a questo punto molla? Se torna sui suoi passi? Se la risposta è “niente di che” allora non sta rischiando abbastanza.

In una storia in cui il protagonista, profugo di guerra, cerca disperatamente la sua famiglia in un paese straniero, il primo punto di svolta è il momento in cui riceve un indizio su dove potrebbero essere i suoi cari. E non solo. Dal primo turning point devono trasparire l’urgenza e il pericolo della scelta. Il protagonista deve seguire l’indizio perché non ha alternative: se non si mette immediatamente sulle tracce della famiglia, potrebbe perderli di nuovo.

Riassumendo, il primo turning point è un momento di:

  • conflitto
  • decisione
  • urgenza

E naturalmente è anche il momento in cui si rivela per che cosa combatte il protagonista. Qual è la sua posta in gioco? Cosa perde se non partecipa?

Il midpoint

Il midpoint è il momento che idealmente si trova al 50% della trama. Il punto di mezzo che spezza in due il lungo secondo atto.

Il midpoint arriva alla fine del percorso di tensione e rilascio. Nella prima parte del secondo atto, il protagonista si scontra con il suo difetto fatale, ovvero con la sua errata visione del mondo. Il protagonista commette errori e si trova nei guai proprio perché ha un problema interiore.

In blu è cerchiata la parte di tensione e rilascio, ovvero la fase di esaurimento

Un protagonista orgoglioso, per esempio, si rifiuta di chiedere aiuto agli altri perché li considera inferiori. Si tuffa in ogni sfida da solo, fa tutto di testa sua, e questo suo comportamento lo trascina in una serie di sventure sempre più grandi. Ricordi quanto si diceva qualche articolo fa? Il protagonista non è solo colpito dalla sfiga. Si trova nei guai perché sbaglia approccio.

E continua a sbagliare fino al midpoint.

A questo punto, la serie di errori accumulati sarà così grande che il protagonista ha tutte le carte in regola per rendersi conto di aver sbagliato qualcosa.

Il midpoint è il punto di rottura. La frustrazione, la rabbia, i fallimenti sono così grandi che il protagonista non può far altro che prendere atto dei propri problemi e cominciare a risolverli.

In sintesi, il midpoint è:

  • un punto di rottura
  • un momento di illuminazione

Consiglio di rendere il midpoint un momento particolarmente buio per il protagonista. Facendolo soffrire, mettendolo con le spalle al muro, si rende più naturale la sua analisi interiore e la sua conseguente presa di coscienza.

Nulla vieta di usare un midpoint positivo, ossia un momento di vittoria. In questo caso può seguire un momento di pace e tranquillità che la Marks chiama momento di grazia. Anche questo è molto buono per far capire al protagonista cosa ha sbagliato fin’ora.

Per non complicare la spiegazione, sto dando per scontato che il protagonista si renda effettivamente conto del suo errato approccio. Ti sto spiegando quello che viene chiamato Arco eroico, che prevede che la trasformazione abbia successo.

Ma questo potrebbe non accadere. Se il protagonista non si rende conto della sua visione del mondo sbagliata, e quindi non corregge il suo approccio ai problemi, va verso l’arco tragico. L’arco di trasformazione non viene completato e il protagonista non risolve i suoi problemi.
Il discorso è più complicato di così, ma per ora ti basta sapere che il midpoint è un momento di illuminazione. Arrivato a questo punto, il protagonista ha tutte le carte in regola per rendersi conto del suo problema interiore.

Secondo punto di svolta

Il secondo turning point divide il secondo atto dal terzo. Separa il momento del conscio, ossia il periodo in cui il protagonista si rende conto del suo problema, dal momento del rinnovamento, ovvero il periodo in cui il protagonista abbraccia in pieno la sua nuova visione del mondo.
Siamo quasi alla fine della storia, a un ideale 75%.
Il protagonista ha compreso i suoi errori e sta lottando per cambiare, magari ottenendo anche qualche soddisfazione: il suo nuovo approccio comincia a funzionare.

La parte cerchiata è la fase discendente in cui il protagonista, grazie ai primi cambiamenti, comincia a collezionare vittorie

D’ora in poi andrà tutto bene, no?

Naturalmente no, perché ogni trasformazione deve passare attraverso impegno, fatica e sudore. Se andasse tutto liscio, il protagonista potrebbe fermarsi a risolvere il suo difetto fatale a metà.
Ed è qui che collochiamo il secondo punto di svolta.

Il protagonista è convinto che stia andando tutto bene, quand’ecco che accade un evento terribile. Un’esperienza così brutta che, in sceneggiatura, viene chiamata “esperienza di morte”.

Si tratta di un evento così traumatico che riporta il protagonista allo stato iniziale. Sconfitto e disilluso, è convinto che tutti i cambiamenti fatti siano inutili e che in fondo tentare di adottare una nuova visione del mondo sia stato un fallimento. Lui non può cambiare. Non può vincere il conflitto interiore e perciò non può risolvere quello esterno.

Si tratta del momento più buio della storia. Deve essere una fase di:

  • sofferenza
  • scoraggiamento
  • sfiducia

Considera questo momento come un momento di involuzione. Tutto sembra nero, tutto sembra stato fatto per niente. Ma il protagonista ha già dentro di sé la forza per vincere, e tutti i cambiamenti compiuti finora lo dimostrano. Gli basta fare un passo, e la sua trasformazione sarà completata.

Grazie a una rivelazione o a una spinta esterna, come un personaggio secondario che lo sprona, il protagonista trova la forza di completare la trasformazione.

E con il cambiamento interiore ormai completo, potrebbe arrivare anche la vittoria sul piano esterno. Dico potrebbe perché non è scontato. Un personaggio potrebbe completare la sua trasformazione interiore ed essere comunque sconfitto nella storia esterna. Oppure potremo avere un personaggio vittorioso sul piano esterno, ma che non ha completato il cambiamento interiore.

Per quanto si possano applicare regole e modelli, le sfumature sono infinite… alla faccia di chi dice che le regole e le tecniche fanno scrivere tutti allo stesso modo. Sta alla tua abilità di scrittore, alla tua sensibilità, decidere come far andare la storia e che risultato dare all’arco di trasformazione del tuo protagonista.

Nel prossimo articolo vedremo l’esempio di un ipotetico arco di trasformazione.

Alla prossima!

Sara

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