Esempio di arco di trasformazione

Prendiamo come protagonista Olivia, ragazza delle superiori convinta di non valere nulla. Il suo difetto fatale consiste nel sentirsi inferiore agli altri. Ha un’errata visione del mondo data dalla scarsa fiducia nelle sue capacità, magari a causa di una sorella maggiore da sempre più brillante di lei, o per colpa dei genitori troppo opprimenti e protettivi.

Olivia è un’appassionata di canto lirico, e il suo sogno è quello di far carriera nel mondo della musica. Ma ormai ha già diciotto anni. Ragazzine più piccole di lei vengono scelte dalle migliori scuole canore e performano già davanti a migliaia di spettatori mentre lei resta bloccata dal suo senso di inferiorità. Olivia sta per lascar perdere. Dopotutto si può accontentare di una normale carriera da stundetessa universitaria di matematica. E poi diventerà un’umile impiegata in qualche ufficio della città. Vivrà una vita nella timidezza e resterà sempre terrorizzata dall’opinione degli altri. Un’ottima prospettiva per una vita sana e felice e piena di disagio mentale, frustrazione e insoddisfazione.

Olivia viene a sapere che la sua sua scuola sta preparando un concerto di Natale e che cerca una cantante lirica. È la sua ultima occasione per tentare di combinare qualcosa con la musica. L’anno prossimo sarà troppo tardi. Se non partecipa ora, Olivia non diventerà mai una cantante.

Siamo al primo punto di svolta: Olivia, messa alle strette dal tempo che avanza, ha una sola occasione per infilarsi in un contesto canoro. 

Se non partecipa, resterà per sempre la solita Olivia, e vivrà con rimpianto di non averci mai provato sul serio. Olivia accetta e si butta nella storia.

Saltiamo nel secondo atto, in cui per colpa del suo difetto fatale (sentirsi inferiore) Olivia subirà uno smacco dietro l’altro.

Naturalmente il tenore di questi smacchi, e in generale del conflitto, deve rispettare il tenore della storia. Se parliamo di una ragazza che vuole sfondare come cantante, il conflitto non può riguardare inseguimenti sfrenati, mitragliate, bombe a mano, pestaggi e sfide a chi arriva prima in cima all’Everest. Il conflitto riguarderà piuttosto Olivia che s’imbatte in una rivale antipatica che la umilia davanti a tutti. Oppure i genitori che, non credendo in lei, la ostacolano in ogni modo. Oppure un professore che si mette in mezzo perché teme che, studiando canto, Olivia non prenda sul serio la matematica. Insomma, bada che il conflitto non sia troppo surreale per il tipo di storia che stai raccontando.

Il conflitto non è risse da strada, cavalieri contro draghi, poliziotti che inseguono mafiosi.

Il conflitto è: personaggio desidera qualcosa ma degli ostacoli si mettono in mezzo. Olivia vuole scrivere una canzone ma Pina le ruba gli appunti. Olivia vuole partecipare alle audizioni ma le parole della sua migliore amica la fanno stare così male che lei rinuncia.

È importante in questa fase che Olivia subisca delle sconfitte perché ha una visione del mondo sbagliata, cioè si sente inferiore. Nel midpoint Olivia canta, anche se mascherata e davanti a poca gente, e riceve degli apprezzamenti. Arriva il momento di illuminazione: visti gli applausi, si rende conto di non essere poi così inferiore agli altri e comincia a credere in sé stessa. Questo midpoint sarebbe ben seguito da un momento di grazia, ossia un momento in cui il protagonista assapora il risultato positivo di un approccio diverso.

Olivia va così dritta nella seconda parte dell’Atto II. Colleziona delle vittorie, piano piano supera il suo difetto fatale e acquisisce sempre maggior fiducia nelle sue capacità.

Fino al secondo punto di svolta. Alle prove generali per il concerto, Olivia subisce una tremenda umiliazione da parte delle reginette della scuola. Messa in ridicolo, vuoi per un costume strappato, vuoi per un effetto scenico esilarante, si ritrova davanti a una platea di persone (tutti quelli presenti per le prove) che ridono di lei. Ecco l’esperienza di morte.

Olivia realizza che impegnarsi così tanto per risolvere il suo problema di fiducia interiore non è servito a niente. Anzi, le ha procurato una sofferenza ancora più grande. Torna all’inizio, a quando si sentiva inferiore agli altri e guardava tutti dal basso in alto, ed era terrorizzata dalle loro reazioni, e dipendeva dalle opinioni altrui.

Ma tutti i progressi fatti finora non sono stati inutili. Olivia trova dentro di sé la forza di cantare al concerto. Magari per un ragazzo che la sprona, magari perché la cara nonnina è venuta in città solo per sentire lei, o magari perché i genitori, che tanto la ostacolavano alla fine si sono presentati… l’importante è che Olivia compia quest’ultimo passo e salga sul palco.

I cambiamenti fatti non sono stati inutili. L’esperienza di morte è stata traumatica, sì, ma Olivia realizza che le mancava veramente poco per superare il suo difetto fatale. Sale sul palco e canta, e viene inondata dagli applausi. Olivia ha superato il suo approccio sbagliato (storia interiore contro la scarsa fiducia in sé) e ha così vinto la storia esterna (cominciare una carriera da cantante lirica).

Visto come è sempre la storia interiore a comandare quello che accade fuori? Se Olivia non avesse un approccio sbagliato, reagirebbe alle situazioni in maniera diversa. Se fosse scontrosa avrebbe problemi diversi. Se fosse esuberante ne avrebbe altri ancora. È la reazione del protagonista, data dal suo difetto fatale, a costruire la storia. Un protagonista diverso vivrebbe una storia interiore diversa, e di conseguenza una storia esteriore diversa.

Dipende tutto dal protagonista e dal suo errato approccio. Ecco perché il difetto del protagonista deve esserti chiaro fin dall’inizio. Sarà questo a determinare lo svolgimento della trama.

Alla prossima!

Sara

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