58 SECONDI DELLA RUOTA DEL TEMPO

La ruota del tempo, saga fantasy scritta da Robert Jordan, è sbarcata su Amazon Prime Video in grande stile.
Fermo qui.
Se non hai Prime video prosegui, ma se ce l’hai… prenditi un minuto, giusto un minuto (la scena dura 58 secondi) e guarda l’inizio.

Consideralo un esercizio.

Una voce fuori campo ci narra la devastazione lasciata dall’antica battaglia contro il Tenebroso. Il Tenebroso è un’entità malvagia che, in tempi remoti, fu sconfitta dal campione della luce, detto Drago. Questo campione, secondo la voce fuori campo, si è reincarnato.
E il compito della voce fuori campo è trovarlo.

Noti qualcosa di strano? Ti do un indizio. Siamo nell’ambito del mostra, non raccontare. Show don’t tell. Narratore esterno che in virtù del suo raccontare ci bombarda di informazioni.

Ci sei?

Questi primi 57 secondi di episodio sono un esempio di raccontato. Attenzione, stiamo parlando solo della tecnica, ossia la modalità con cui le informazioni arrivano allo spettatore. Non discutiamo del contenuto, non cerchiamo le differenze tra libri e serie. In questo articolo e nei prossimi ci occuperemo solo di ciò che è utile all’apprendimento della tecnica di scrittura. Non è l’intrattenimento che può fare un recensore o uno youtuber. Qui c’è solo didattica.
Si impara dalle cose corrette e anche dagli errori, ma non dagli sfottò e dalle opinioni fatte per ridere.

Moiraine Sedai e Lan alla ricerca di chi scrive in “raccontato”

Torniamo alla ruota del tempo.
La voce fuori campo ha l’effetto di far suonare l’inizio come un trailer. Quando sento qualcuno che parla sopra le immagini, in una serie, la collego involontariamente a Masterchef, a Cucine da Incubo, o a Bake Off. E a tutti quei programmi in cui i vuoti di informazione vengono coperti dalla voce esterna.

Panoramica su campi e paesetti. Musichetta di sottofondo.

“Lo chef Canavacciuolo oggi si trova in Brianza, al ristorante…”

oppure:

Inquadratura su un tipo con la bandana che mescola la preparazione. Un altro sfreccia all’abbattitore.

“La preparazione aveva messo in difficoltà i pasticceri, ma Giustina in particolar modo…”

O ancora meglio, i documentari. I documentari sono esempi perfetti di voci fuori campo. Dopotutto mi sembra difficile che il ghepardo si volti verso la telecamera e dica “ciao sono un ghepardo e vado a due parsec all’ora, le mie zampette sono fatte per sfrecciare su prati e pianure!”

Perché ti parlo di questi programmi?
Perché in questi casi accettiamo che i vuoti informativi siano coperti dalla voce fuori campo. Tolleriamo un narratore esterno perché non è narrativa. Non pura, almeno.
La buona narrativa si fa con l’immersione, e l’immersione passa attraverso il mostrato, non il raccontato.
Ripensa a cucine da incubo e a Bake Off. Gli interventi del narratore non sono così importanti, vero?

Perché addirittura in questi programmi si cerca di applicare la formula narrativa del mostrato. Si limitano le spiegazioni fuori campo e si mostra ciò che accade in cucina e davanti ai banconi.

Mostrare è sempre più efficace di raccontare.

Non è un caso che negli episodi di cucine da incubo ci vengano sempre mostrati i problemi in cucina e i servizi disastrosi. Abbiamo modo di vederle e d’improvviso sembra tutto più reale. Immagini di confusione sparate dritte ai nostri occhi, volti sofferenti, camerieri imbarazzati che sfrecciano dalla cucina ai tavoli, clienti che si alzano e se ne vanno, chef che buttano per terra in grembiule ed escono dopo un diverbio col capo.

Chef Canavacciuolo scandalizzato dal proliferare del “raccontato”

Se raccontato, tutto questo avrebbe molta meno forza.

Non basta dire “La cucina di Ristorantino Dimenticatino per Camioncini aveva grossi problemi. Il proprietario, Dino, è un uomo senza pazienza e si altera facilmente. Lo staff non ne può più. I servizi sono un disastro e senza l’intervento dello chef il loro locale è perduto”.

Mostrare amplifica la forza espressiva e rende tutto reale. Ciò che vedi accade nella tua mente. Così come ciò che leggi viene simulato e diventa visivo. La tua mente lo visualizza. E così diventa più reale.
La simulazione attiva nel nostro cervello gli stessi circuiti mentali che faremmo se fossimo noi in quella situazione.

Torniamo alla voce fuori campo della ruota del tempo.

Nella serie tv la voce fuori campo suona strano perché non ci siamo abituati. Si tratta solo di un minuto, e se fosse stato di più sarebbe parso ancora più strano. Non siamo abituati al raccontato nelle serie tv e nei film. Non siamo abituati a cattive formule espressive per questi media. Film e serie tv vengono prodotti con budget notevoli e dietro alla loro realizzazione, anche quando non è proprio brillante, ci lavorano esperti che sanno benissimo che le voci fuori campo vanno evitate perché buttano lo spettatore fuori dalla vicenda.

Quindi, in sintesi, l’arte cinematografica ha dei filtri che impediscono che si diffondano prodotti con troppo raccontato.

Per la narrativa purtroppo non è così, visto che siamo anche troppo abituati al raccontato. Mancando filtri, mancando vere scuole di insegnamento, mancando un controllore finale che dica “no, troppo raccontato!” i libri pieni di raccontato continuano a invadere il mercato. Gli scrittori improvvisati non si rendono nemmeno conto che usare il raccontato depotenzia in maniera incredibile ciò che vogliono comunicare. Non lo sanno. Non gliene frega.

Io spero che a te invece freghi. Ci vuole poco per scrivere bene. Basta sforzarsi di rendere il raccontato attraverso il mostrato.

Il raccontato del primo episodio della ruota del tempo si poteva risolvere in un sacco di modi.

Potevamo avere la scena dell’iniziazione di una nuova Aes Sedai, e le informazioni sulla guerra col Tenebroso potevano uscire lì. La nuova iniziata poteva poi chiedere a Moiraine Sedai dove sta andando e questa avrebbe risposto “a cercare il Drago Rinato”.

Ma conoscendo bene la serie, e vista la segretezza della missione, avrei optato per altro. Qualcosa di più furbo.

Avremmo potuto vedere Moiraine Sedai che spulcia i registri dei nati vent’anni fa ai fiumi gemelli. Lan le avrebbe chiesto se è decisa ad andare proprio lì. Lei avrebbe risposto che sì, ci sono buone probabilità che il giovane sia ai fiumi gemelli e abbia oggi sui vent’anni.

Ancora più semplice sarebbe stato un dialogo tra Moiraine e l’Amyrlin Seat, dato che quest’ultima è l’unica a conoscenza della sua missione.

Si può risolvere, bastano fantasia e capacità di visualizzare. Se vuoi scrivere, devi essere in grado di visualizzare quello che vuoi scrivere.

Sia chiaro, 58 secondi in un episodio di 53 minuti non sono il male assoluto. È appena l’1,8% del totale. In proporzione, sarebbero state 1.824 parole su un romanzo di 100.000. Una percentuale insignificante.
Ma resta comunque un modo spiccio e pigro per comunicare informazioni.

E no, non puoi tollerarlo nel tuo romanzo. Perché per tutti gli errori di cui sei consapevole e che decidi di tollerare, ce ne saranno almeno il doppio di cui non sei consapevole.

Sii serio. Sii preciso e non lasciar passare alcun errore.

A presto!

Sara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: