Due storie vuote: Robin Hood e Carole&Tuesday

Rieccoci a parlare dell’arco di trasformazione del personaggio.

Ogni storia è una storia interiore, e ogni storia racconta il cambiamento di un personaggio.

Una storia con un eroe perfetto che vince già dall’inizio suona insipida e vuota. Il personaggio deve incontrare delle difficoltà dovute a un problema caratteriale, a un suo errato approccio alle situazioni, a una sbagliata visione delle cose. Altrimenti è solo un vuoto manichino che, con una spada, lotta contro le sfortune che gli piovono addosso dall’esterno.

Vediamo un paio di esempi di storie “vuote”.

Faccio l’esempio di Robin Hood, ma non quello umano… prendiamo il volpone della Disney. La vicenda è interessante, i personaggi sono divertentissimi, la rappresentazione di re Giovanni senza terra è qualcosa di esilarante. È la storia di un eroe che si scaglia contro i potenti e che sfida i ricchi per dare una speranza ai poveri, perciò è ovvio che susciti una certa empatia. Insomma, come fa a non piacere?

Oh sì Robin, stiamo parlando di te!

Eppure Robin Hood è una storia vuota.

Il ladro infatti non subisce un vero cambiamento, non ha dei problemi interni da risolvere, non compie un viaggio interiore e non si scontra con il suo approccio sbagliato. In altre parole, Robin è già perfetto all’inizio della storia, e tutte le difficoltà che incontra sono ostacoli “ambientali”, non casini provocati dalla sua irruenza, dalla sua insicurezza, dal suo sovrastimarsi, dalla sua troppa fiducia negli altri, dalla sua arroganza, o qualsiasi tratto caratteriale possa avere. In conclusione, non ha un difetto fatale.

Un altro esempio di storia con personaggi senza uno sviluppo che mi è capitato di vedere recentemente è l’anime Netflix Carole & Tuesday.

Eccole qua, due diciassettenni pronte a conquistare il panorama musicale di… Marte!

Carole è una ragazza afroamericana, orfana, che vive in uno scantinato, si barcamena tra un lavoro e l’altro e tra lavanderia automatiche, spesa e affitto non ha il becco di un quattrino. Tuesday invece è una benestante, figlia dell’alta società marziana (eh sì, siamo su un Marte colonizzato). Le ragazze sono accomunate dalla passione per la musica e dal desiderio di sfondare.

Carole vuole riscattarsi, e lottare per una vita migliore. Tuesday vuole dimostrare che ce la può fare anche senza le finanze di famiglia. Le due si incontrano e mettono su un duetto, Carole alla tastiera e Tuesday alla chitarra, e così la storia ha inizio. L’obiettivo è partecipare al Mars Brightest, l’X-Factor marziano, uno spettacolo che dona al vincitore un contratto con una major!

Le premesse ci sono tutte: le protagoniste hanno una grande ambizione, quindi un obiettivo da realizzare; Sono molto diverse tra loro e questo darebbe spazio a un ottimo conflitto di relazione.
Darebbe perché poi di fatto non succede. Non esiste il conflitto di relazione perché non esiste un difetto fatale che le induca a sbagliare e a scontrarsi l’una con l’altra.

Riassumo il concetto, seguimi: il difetto fatale è l’errata visione del mondo del protagonista. Questa errata visione del mondo porta con sé un conflitto con i personaggi secondari.

Difetto fatale → conflitto di relazione.

In Carole & Tuesday manca il difetto fatale e di conseguenza anche il conflitto di relazione risulta blando: nulla più di una sana rivalità tra cantanti, o problemi con uno stalker, o le questioni irrisolte con la famiglia. Sono tutti scontri che nascono da problemi esterni e non da errati approcci delle protagoniste.

Aggiungere un difetto fatale sarebbe stato semplice. Si sarebbe potuto rendere Tuesday una stronzetta viziata, che commetteva errori per il suo atteggiamento di superiorità. Magari può sentirsi così sicura di sé tanto da prenotare un locale per il sabato seguente, senza avere però provato abbastanza volte le canzoni. La smania di esibirsi la porta a sbagliare e a essere fischiata.

Al contrario, potremo avere una Carole ossessionata dall’immagine e dipendente dai social a causa di una profonda insicurezza. Sul palco, l’insicurezza le gioca brutti scherzi e a commettere errori.

E quando una sbaglia, l’altra, da brava adolescente irritata e irritante, le rinfaccia gli errori e le urla di darsi una svegliata. Ed ecco servito il conflitto di relazione. Le due non riescono a collaborare a causa della troppa (Tuesday) e della scarsa (Carole) fiducia in loro stesse. Perciò subiscono sconfitte fino al midpoint, momento in cui hanno l’occasione di rendersi conto di quali sono i problemi. Dal midpoint dovrebbe iniziare un percorso che le porta dapprima a correggere il proprio difetto fatale, quindi a risolvere il conflitto di relazione. Risolto il conflitto di relazione, le due riescono a collaborare. E in questo modo, passando per il secondo punto di svolta, arriva la vittoria.

Vi consiglio comunque di darci un’occhiata, ha parecchi spunti interessanti: il contest musicale, l’uso dei social, la popolarità, la musica come forma di protesta e il fantastico concerto finale. Tutto sommato è una bella storia.

Peccato che tutto questo in Carole & Tuesday non ci sia, perché non avendo un difetto da correggere non hanno nemmeno un percorso interiore. Crescono, certo, diventano più responsabili e imparano a camminare con le proprie gambe nel mondo della musica marziana, ma è più una progressione naturale che un cambiamento forzato da sofferenze ed errori.

Carole & Tuesday non subiscono una metamorfosi interiore. Per quanto sia pieno di glitter, musica, palchi e spettacolo, per quanto l’intera storia sia avvincente, tra social, marketing, likes e stalker, non è una storia interiore. Un gran peccato, perché il lavoro svolto dallo studio Bones (lo stesso di Full Metal Alchemist, Eureka Seven, Bounen No Xam’d) è esteticamente meraviglioso.

Sia Robin Hood che Carole & Tuesday lasciano alla fine un senso di vuoto, il desiderio di non averne avuto abbastanza. Sì, e quindi? Qual è il senso di questa storia? Vincere contro il re cattivone e sposare la lady di turno?

Cosa ci trasmette il protagonista?

Anche il senso della storia passa attraverso il difetto fatale del protagonista.

Per senso della storia si intende l’insegnamento interiore che se ne trae. Il senso è l’estremo riassunto della vicenda interiore del protagonista, e non un generico “la musica spiana le differenze” o “rubare ai ricchi per dare ai poveri”.

Se il protagonista è un indeciso, e il suo obiettivo è conquistare la tipa che gli piace, il senso della storia sarà: solo essendo decisi si può ottenere l’amore.

Di cosa parlerà la storia?
Beh, per esempio il protagonista potrebbe essere un uomo abituato a ricevere ordini, che svolge da un vita un lavoro da impiegato contabile, totalmente incapace di prendere decisioni. Lui non prende decisioni: obbedisce al capo, che gli indica cosa fare, e laddove c’è un minimo margine di errore si rifà alla legge. La contabilità arriva direttamente dalla legge, perciò c’è poco spazio d’interpretazione. Insomma il nostro protagonista vive senza saper decidere.

Ma con questo atteggiamento non può conquistare Isabella del reparto marketing. Lei è flessibile, spigliata, cambia idea ogni due minuti ed è abituata a decidere al volo. Di certo non guarderà mai un mollaccione come lui.

A meno che, a colpi di sofferenze e delusioni, lui non cambi. Ed è quello che accade: il nostro protagonista indeciso caccia le palle e comincia ad assumersi responsabilità e a prendere posizione. Diventa un uomo deciso e alla fine conquista Isabella.

Visto come il senso “solo diventando decisi si ottiene l’amore” è rispettato?

Ogni storia va ragionata a partire dal senso o dal difetto fatale. Deve nascere tutto da dentro il personaggio. Altrimenti, per quanti bella sia all’esterno, suonerà vuota e dimenticabile. E il lettore se ne accorge, quando una storia non ha nulla di interiore.

Sara

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